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mercoledì 18 settembre 2013

Reality Sciò

Ho scritto questo racconto nel maggio 2012, in pieno governo Monti, forse deluso dalla politica italiana e dai suoi rappresentanti nazionali e locali, forse in risposta ai nascenti movimenti di "antipolitica" e alla loro richiesta di mandare "tutti a casa".
Mi sono divertito a immaginare uno scenario alternativo, a proporre l'idea di una "uscita" tranquilla, volontaria e senza spargimenti di sangue, ottenuta tramite un reality show dedicato ai politici di ogni schieramento. 


Un modo anche per ironizzare sugli ormai onnipresenti reality, di cui ormai siamo tutti stanchi o succubi. Il termine "sciò" indica una volontà di allontanamento, ma è anche una scrittura onomatopeica del termine inglese show, spettacolo, in omaggio a quello che oggi chiamiamo il teatrino della politica. Per la cronaca "Sciò" è anche il nome dialettale per indicare il mio paese natale Gioia del Colle, ma questo credo possano saperlo solo i miei compaesani.

Sembrava una buona idea. Il paese era in crisi, la RAI in rosso. Gli ascolti di Porta a Porta erano ormai scesi ai minimi storici e centinaia di onorevoli e senatori vivacchiavano annoiati tra le aule di Montecitorio e Palazzo Madama dopo aver passato tutte le "patate bollenti" al cosiddetto governo tecnico.
Qualcuno, ai piani alti di viale Mazzini, aveva avuto un'idea geniale: un nuovo reality dedicato ai politici di ogni schieramento, ospitati per qualche mese su una lontana isola.
Una specie di vacanza premio (per il loro impegnativo lavoro parlamentare) o un modo per levarseli dalle p… per un po', a seconda dei punti di vista.
All'inizio qualche onorevole aveva avuto da obiettare: dover fare la fame, per giunta davanti alle telecamere televisiva?
Ma scherziamo?
I dirigenti RAI avevano dovuto spiegare che sarebbe stata una splendida occasione per farsi conoscere (e fare campagna elettorale "occulta"), dimostrando a tutti i cittadini che anche i loro rappresentanti facevano qualche sacrificio, affrontando la fame su una assolata isola tropicale.
Sarebbe stato un bel ritorno di immagine. E anche un'occasione per perdere qualche chilo di troppo e farsi una bella abbronzatura. Una bella vacanza rigenerante prima di affrontare la prossima impegnativa campagna elettorale.
Lo schema era quello classico del reality dell'Isola, con qualche piccola variante, tipo l'assenza di eliminazioni dal gioco e la possibilità di guadagnare dei "gettoni di presenza", bonus validi per la vittoria finale.
Per garantire un po' di riservatezza ai concorrenti e permettere eventuali trattative elettorali segrete, era stato deciso (all'unanimità) di lasciare una zona dell'isola non coperta dalle telecamere.
Un'insenatura in cui sorgeva una rustica dimora, dove i concorrenti avrebbero potuto ripararsi dal sole e… godere di nascosto della cucina locale (offerta da un hotel a cinque stelle con sauna, idromassaggio, piscina e accessori vari).
Tutto rigorosamente segreto, almeno per i telespettatori da casa, partecipi delle sofferenze dei loro rappresentanti.
Dopo una capillare campagna pubblicitaria e ben tre speciali di Porta a Porta dedicati all'evento, i naufraghi erano stati trasportati sull'isola con una grossa nave da crociera, viaggio offerto da una nota compagnia in cerca di un rilancio di immagine.
Ciascuno poteva portare solo pochi oggetti personali: qualche libro, qualche vestito…
Si vociferava che qualcuno avesse cercato di trasportare di nascosto anche familiari e portaborse, o magari qualche escort, tenuti ben nascosti nel bagagliaio della nave e poi sbarcati in gran segreto nella cala off limits per le telecamere.
O che fossero stati visti nella stiva anche dei grossi borsoni, probabilmente pieni di valuta da esportare o documenti contabili da far sparire. Casomai nel frattempo in patria fosse stata avviata qualche inchiesta scottante… Ma erano solo voci…
Per non disturbare la privacy dei politici l'intero sistema delle telecamere era completamente automatizzato e gestito via satellite da uno studio Rai di Roma, senza l'ausilio di tecnici. Una soluzione comoda per non avere testimoni di eventuali accordi politici segreti (o sconfinamenti nella zona "no video") e per risparmiare sul personale.
Una unità della marina militare sostava permanentemente al largo dell'isola per garantire l'incolumità dei politici da atti terroristici e tenere lontani giornalisti e paparazzi.
Un ingente spiegamento di forze, che però, a conti fatti, costava meno di auto blu e scorte individuali.

I primi giorni gli ascolti erano andati alle stelle; la gente passava ore davanti ai teleschermi, dimenticando la crisi e tutte le nuove tasse dai nomi assurdi, per assistere alle sofferenze degli avversari politici e solidarizzare con i propri beniamini.
Un modo per esorcizzare la politica e vedere i propri rappresentanti in una veste diversa, senza la solita giacca e cravatta. Fare il bagno, fare la fame, litigare e fare pace quasi come gente comune. Anche loro in mutande, come ormai gran parte degli italiani. Lontani dalle loro ville principesche e dai loro yacht privati.

Poi piano piano l'interesse era calato.
Dopo due mesi gli ascolti erano scesi ai minimi storici e un bel giorno i dirigenti RAI avevano stabilito che il programma andava soppresso. Un breve comunicato aveva informato i telespettatori che lo show veniva sospeso momentaneamente.
Da Roma qualcuno immediatamente aveva spento tutte le telecamere, dimenticando di informare i naufraghi del cambiamento.
Recuperare i politici costava troppo e così qualcuno aveva deciso di lasciarli nel loro paradiso caraibico, convinti di far ancora parte del reality.
Per motivi di bilancio la nave che avrebbe dovuto riportare a casa gli onorevoli al termine del reality era stata dirottata su Lampedusa per alleggerire l'isola dopo gli ultimi sbarchi di immigrati. In zona era rimasta solo la nave di scorta, che continuava a pattugliare, impedendo a chiunque di entrare (o uscire).

Dopo qualche mese nessuno si ricordava più dei naufraghi, rimasti soli e intrappolati sull'isola, senza proteste o manifestazioni di nostalgia per la classe politica. Molti anzi dicevano di provare un certo sollievo a non dover rivedere più le solite facce.
Porta a Porta reclutò come ospiti persone comuni, opinionisti sconosciuti ed economici che a volte si rivelarono addirittura più competenti dei loro onorevoli predecessori

Il Paese andò avanti e si svolsero le elezioni della svolta, con un ricambio generazionale senza precedenti nelle aule del parlamento; a parte alcuni senatori a vita, che per ragioni di età e di salute avevano preferito non partecipare al reality.
Nelle stanze segrete dei Palazzi, si dice che qualcuno abbia brindato: il piano segreto "Reality sciò" per eliminare la casta era perfettamente riuscito.
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Racconto pubblicato anche su BraviAutori il 13/05/2012
http://www.braviautori.com/reality-scio.html