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lunedì 1 luglio 2013

Le tre sorelle


Ho scritto questo racconto parecchi anni fa, in occasione di un camposcuola (mi pare nel 1993) in cui si parlava anche delle Virtù Teologali. Dopo qualche mese ho scoperto che anche grandi autori come Kahlil Gibran e Charles Peguy avevano già affrontato lo stesso tema in maniera simile.
Evito ogni confronto
con questi giganti, ma sono comunque contento di aver percorso inconsapevolmente la loro stessa strada. 

Mi fa piacere che dopo tanti anni che questo  racconto venga a volte utilizzato come base per le catechesi sull'argomento e sia presente su vari siti parrocchiali (e non).


C'erano una volta, e ci sono ancora, tre sorelle.
La prima stava sempre in chiesa a pregare. Per tutti. Perché, diceva, le preghiere non sono mai abbastanza.
In parrocchia era onnipresente; lei curava il catechismo e l'animazione liturgica. Se avesse potuto, forse avrebbe anche celebrato.
Sapeva trasmettere agli altri la sua incrollabile fiducia in Dio e nella sua bontà.
Non era mai triste o preoccupata. Sapeva che Lui avrebbe aggiustato ogni cosa.
 
La seconda invece era sempre in movimento. Aiutava gli altri, instancabile. Dovunque qualcuno soffriva lei era sempre lì per soccorrerlo. Aveva imparato a curare molte malattie. Ma spesso era la sua sola presenza operosa a guarire.
Anche lei andava in chiesa, ma si fermava solo per poco.
C'era tanto da fare e non voleva sottrarre tempo ai suoi poveri. Sentiva che quello era il suo modo per glorificare Dio, ponendosi al servizio delle creature più bisognose. E poi, comunque c'era sempre sua sorella a pregare per tutti.


La più piccola si chiamava Speranza. A volte si fermava con Fede a pregare, altre volte aiutava Carità nel suo giro. Ma spesso era triste e, di nascosto, piangeva.
Le sue sorelle servivano continuamente Dio. L'una con le preghiere, l'altra con le opere. Lei invece si sentiva inutile. Non aveva un ruolo preciso e credeva di non poter amare come loro.


Quel giorno davanti al portone della chiesa era seduto un uomo che piangeva, disperato.
Passò Fede e cercò di consolare la sua pena parlandogli della bontà divina. L'uomo entrò in chiesa e pregò a lungo insieme a lei. Ne usci rincuorato, ma in fondo al suo cuore la sua pena non era svanita.
Non aveva più niente, nessuno da amare. Si sentiva inutile.
Camminò a lungo, senza una meta, chiedendo a Dio di guidare i suoi stanchi passi, di mostrargli lo scopo della sua vita. Cadde stremato dalla fatica e dalla fame.
Passò Carità e lo raccolse, offrendogli un pasto caldo ed un posto per dormire.
Si addormentò subito, finalmente su un letto vero.


In sogno vide un sentiero ripido, tortuoso che portava verso la cima di un monte. Non riusciva a vederla, ma sentiva che emanava una forte luce, come se il sole si fosse divertito a nascondersi dietro al monte.
Tanti cercavano di percorrere il sentiero, ma solo pochi si spingevano fino alla cima. Alcuni si fermavano a metà strada, incerti se proseguire. Erano pieni di lividi per le tante cadute e spesso, sconsolati, si volgevano indietro.


Ai piedi del monte c'era Fede che indicava la cima ad alcune persone assorte in preghiera. Chiedevano la forza per salire.
L'uomo comprese chi c'era su quel monte.
Era seduto sul bordo della strada, chiedendosi se continuare quella scalata apparentemente impossibile.
Attorno a lui c'era tanta gente che piangeva e si lamentava. Alcuni erano a terra, ormai esausti, pieni di lividi, incapaci di proseguire il cammino.
E Carità era accanto a loro per curare le loro membra stanche.


L'uomo si guardò intorno. Sul sentiero adesso c'era solo un vecchio barcollante, incapace di stare in piedi. C'era anche una bambina che cercava di sorreggerlo, di aiutarlo. Piangeva perché il peso era troppo grande per lei.
Il suo compito era portarlo fino in cima. Si disperava, impotente.
L'uomo vide il suo sforzo sovrumano e provò ammirazione per quella bimba così testarda.
Istintivamente si alzò e corse per aiutarla.
Afferrò il vecchio sottobraccio e subito i suoi muscoli si gonfiarono per lo sforzo. Sembrava troppo pesante anche per lui, ma non si arrese.
Per la prima volta nella sua vita era felice di poter essere utile a qualcuno.
Riprovò a spingere, aiutato dalla piccola, e finalmente il vecchio si mosse. Lentamente cominciarono a salire. Passo dopo passo il peso sembrava diminuire. Quando raggiunsero la cima, l'uomo ormai esausto, si pose a sedere.
Il vecchio si voltò verso di lui, come per ringraziarlo.
Aveva il suo stesso volto, consumato dagli anni e dalla disperazione.
L'uomo provò un brivido di terrore, vedendosi come in uno specchio distorto.
Comprese subito l'arcano messaggio. Quel peso immane era la sua vita senza senso, i suoi peccati.
La bambina gli fece un cenno e scese di nuovo. La seguì; non era più stanco.


Al mattino la piccola Speranza svegliò l'uomo col suo dolce sorriso.
Lui la riconobbe subito e la prese per mano.
Anche lei aveva fatto quel sogno. Non si sentiva più inutile. Aveva capito.
Le sue sorelle indicavano la meta, aiutando chi si perdeva per strada.
Ma solo lei poteva salire.
Insieme, mano nella mano, andarono a cercare il senso delle loro vite.
Ai piedi del monte c'era tanta gente che aspettava e solo lei, solo loro potevano aiutarli ad arrivare in cima. E loro sapevano chi c'era su quel monte.