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giovedì 4 settembre 2014

Editing - il nuovo affare?


Solo qualche mese fa sembrava che il self-publishing fosse il male assoluto, l'unica causa della crisi dell'editoria in Italia e della degenerazione dell'offerta libraria nel nostro paese.
Editori piccoli e grandi e scrittori di fama si scagliavano contro i self-publisher, considerandoli ignoranti e presuntuosi perchè osavano pubblicare le proprie opere senza chiedere prima il loro illuminato giudizio e le loro competenze.

Poi qualcuno ha provato ad addentrarsi nei sottoboschi dell'autopubblicazione, scoprendo anche opere valide, a volte migliori degli osannati e megapubblicizzati bestseller.
Storie originali e ben scritte, capaci di imporsi solo per la loro qualità, nonostante il budget  risicato e l'asfissiante pubblicità della concorrenza. Provate a entrare in una qualsiasi grande libreria e troverete sugli scaffali sempre gli stessi autori, principalmente stranieri; al massimo anche qualche classico, giusto per variare un po' l'offerta e accontentare anche i nostalgici.

Nessuno spazio per i self-publisher, neanche gli autori locali nelle piccole librerie di provincia.
Occupano spazio e non vendono - vi diranno i librai, non so se a torto o a ragione.
Secondo me un piccolo spazio dedicato agli autori self locali potrebbe ancora ritagliarsi una quota di mercato; vedere sullo scaffale il libro di un autore che magari conosci personalmente invoglia l'acquisto ponderato, sicuramente più di quello delle presentazioni librarie.
A molti sarà capitato di disertare la presenzione di un libro che magari ci incuriosiva un po', per non essere costretti a un acquisto non voluto e spesso (quasi) obbligato.

In effetti un autore autopubblicato generalmente vende poche copie, soprattutto se confrontate con i dati strombazzati dalla grande editoria (peraltro perennemente in crisi), numeri che nel migliore dei casi sarebbero considerati un flop clamoroso da un editore tradizionale, abituato a ragionare in termini di grandi tirature, piuttosto che di vendite reali.
Anche le fascette allegate ai cosiddetti bestseller  parlano sempre di "tiratura" o di "copie stampate", non ci dicono niente sulla reale sorte di tali libri. Tutti venduti? Oppure accatastati in un magazzino, rimessi in circolo nelle librerie remainders o nel peggiore dei casi mandati al macero.

In realtà i libri autopubblicati non occupano spazio visto che vengono stampati al momento dell'ordine (print on demand) e quasi mai compaiono nelle vetrine delle librerie; al massimo trovano spazio nelle vetrine virtuali degli store online e possono essere acquistati alla pari degli autori più noti; ci vuole solo la pazienza di aspettare qualche giorno in più.
Il lettore finalmente può scegliere cosa leggere, scegliere di dare fiducia a un autore sconosciuto piuttosto che accontentarsi dei pochi titoli proposti, spesso imposti dalle case editrici.
Come ho scritto anche altre volte i self-publisher per tentare di emergere devono puntare soprattutto sulla qualità, cercando di mettere insieme testi scritti in italiano corretto e  ben impaginati, copertine graficamente accattivanti e non dozzinali.
Una cura che purtroppo non sempre vedo sugli scaffali delle librerie, dove spesso conta più il nome dell'autore che un buon impatto grafico.

Il self-publisher per definizione è editore di se stesso, per cui, se in grado di farlo, può occuparsi di tutte le fasi della filiera editoriale (editing, revisione, grafica, distribuzione) con ottimi risultati. Altrimenti, se il suo bilancio lo permette, può avvalersi di altre professionalità, spesso proposte come servizi opzionali anche dalle stesse piattaforme di self publishing.
Da qualche mese noto parecchi articoli che insistono su questo aspetto e molti professionisti che si propongono per il miglioramento di testi e grafica, spesso denigrando a priori l'operato di chi prova a fare tutto da sè, comportamento scorretto e a mio parere indice di scarsa professionalità.

Criticare il lavoro altrui non è il miglior biglietto da visita, soprattutto se ci si limita a generiche calunnie invece di proporre analisi puntuali e possibili soluzioni. E magari dopo aver sparato a zero sugli autori esordienti, si pubblicizzano i propri ineccepibili lavori, pubblicati da altisonanti case editrici, sconosciute ai più e sulle quali non abbiamo alcuna garanzia.

Tra l'altro noto un aumento esponenziale di editor e grafici che offrono i loro servizi e mi viene quallche dubbio.
Dov'erano finora questi professionisti? E quanti hanno semplicemente fiutato l'affare e si sono improvvisati, senza alcuna esperienza o formazione specifica?
Una laurea in lettere o in comunicazione (o altro) non sempre è garanzia di una buona professionalità. In realtà in questo settore non esistono titoli riconosciuti e molto è affidato al faidate, all'esperienza accumulata, agli errori compiuti.

Come riconoscere i veri professionisti, in grado di darti qualcosa in più, da chi ti propone solo patacche ?
Personalmente diffido di quelli che pensano di poter e saper fare tutto solo perché hanno seguito qualche corso; come ci insegna Luisa Carrada il vero professionista deve essere sempre pronto a rimettersi in gioco, a mettere in dubbio le proprie certezze, essere umile e disposto a imparare dalle esperienze altrui (e dai propri errori; nessuno è perfetto!).
Non esistono rendite di posizione, non serve presentarsi come guru se poi mancano idee innovative.

Purtroppo in questo settore non esistono ancora tariffari o costi consolidati e ciascuno propone cifre diverse, calcolate in maniera arbitraria e quasi mai  ben pubblicizzate.
Gli alti costi non sempre sono sinonimo di qualità e non sempre prezzi troppo concorrenziali indicano scarsa affidabilità.
In mancanza di altri strumenti di verifica può avere ancora un peso fondamentale il classico passaparola: chi ha ricevuto un lavoro ben fatto, retribuito in maniera adeguata sia per il committente che per l'esecutore, può rendersi testimone nei confronti dei nuovi clienti.
Oppure sconsigliare chi lavora male o applica tariffe poco trasparenti e ingannevoli.
Sarebbe auspicabile un tariffario minimo riconosciuto e adottato dai professionisti del settore, anche senza arrivare alla creazione di albi e associazioni di categoria, in modo da tutelare i clienti dagli operatori disonesti e mantenere prezzi adeguati. Chi si affaccia nel settore, in mancanza di informazioni certe, spesso tende al ribasso per scarsa informazione o per acquisire clienti, spesso a discapito dell'intera categoria.