Translate

domenica 1 febbraio 2015

La sinossi, forse sopravvalutata


Ci sono pensieri che a volte ti entrano nella testa e vorresti scriverli, condividerli con gli altri, ma poi sei costretto a lasciarli fuori, a cacciarli via per il timore di suscitare polemiche inutili, di dire cose che potrebbero offendere qualcuno. Ho deciso di condividere alcune di queste riflessioni ad alta voce, nella speranza che possano aiutare anche altri a pensare a cose che spesso non vediamo.
Ho chiamato "sassolini" questa nuova rubrica che ogni tanto si affaccerà sullo schermo pensando a quei fastidiosi granelli che a volte entrano nelle nostre scarpe, facendoci camminare in modo innaturale e di cui vorremmo tanto liberarci.


Oggi capita sempre più spesso che le case editrici o le agenzie letterarie per valutare la bontà di un romanzo e la sua "pubblicabilità" non chiedano più l'invio dell'intero manoscritto, ma di una sinossi, termine enigmatico per indicare in pratica un riassunto della nostra opera.
Immagino che l'uso di questo termine sia stato introdotto per mettere in difficoltà gli autori (o aspiranti scrittori) e saggiare la loro cultura. Il solito vizio di complicare le cose semplici introducendo termini apparentemente "tecnici", di cui peraltro l'illustre Treccani fornisce una definizione differente da quella ormai entrata nell'uso comune.
La sinossi dei Promessi Sposi forse comincerebbe così
Scrivere "riassunto" dell'opera probabilmente sembrava troppo semplice, troppo comprensibile, lontano dal "gergo da iniziati", spesso usato da alcuni editori per allontanare gli aspiranti autori, quasi fossero un fastidio e non i fornitori delle loro future pubblicazioni (e dei loro guadagni).

Per la precisione la sinossi è un riassunto in grado di offrire uno sguardo d'insieme dell'opera: la trama, i personaggi principali, l'ambientazione, il finale.
In genere presentata in forma narrativa, come un racconto, ma a volte anche sintetizzata in uno schema riassuntivo, la sinossi dovrebbe fornire all'editore, all'agenzia letteraria (o chi per loro) tutte le informazioni necessarie per capire se un'opera possa essere pubblicabile.

A volte oltre alla sinossi vengono richiesti anche l'incipit e i primi capitoli (o solo qualche pagina) del testo vero e proprio per poter fare una valutazione sommaria, un po' come avviene al normale lettore quando sfoglia un volume in libreria, lasciandosi prendere dalla copertina, dalle prime righe del testo, dal breve riassunto posto in quarta di copertina o sbirciando rapidamente qualche riga (o pagina per i più veloci) del testo mentre il libraio fa finta di non vedere.
Una  consuetudine ben nota ai lettori più voraci, oggi sempre più spesso sostituita dall'analoga esperienza in rete, forse meno emozionante, ma a volte altrettanto piacevole (e meno frettolosa). Non è un caso che i maggiori store online permettano anche di leggere comodamente una breve anteprima del testo.
Personalmente ho collezionato centinaia di preview di testi di autori emergenti da valutare prima dell'acquisto e tanti altri scaricati d'impulso perché potenzialmente interessanti (e magari anche gratuiti o a basso prezzo),  in attesa di trovare anche il tempo per leggerli. La maggior parte anche di ottimo livello.

Gli esperti (o i più pignoli) sottolineano la differenza profonda tra sinossi e quarta di copertina:
  • la sinossi deve fornire un quadro esauriente del testo, senza giudizi di merito o intenti promozionali. Serve per convincere l'editore a investire sul tuo lavoro (e sul tuo talento) e non deve nascondere nessun elemento.
  • la quarta di copertina invece è rivolta più al pubblico; deve invogliare all'acquisto, ammaliare il lettore, dire e non dire, raccontare la trama per sommi capi, senza mai svelare il finale o eventuali colpi di scena.
Entrambi gli elementi rappresentano spesso una grossa sfida per l'autore, non sempre capace di riassumere in poche righe il contenuto dei propri testi: per paura di rivelare troppo, o troppo poco, per scarsa abitudine a guardare il proprio lavoro dall'esterno o difficoltà di condensare centinaia di pagine in un paio di cartelle.

Sinossi (e incipit) a mio parere sono due elementi forse sopravvalutati, forse solo per pigrizia, e ogni testo andrebbe sempre esaminato e valutato nella sua interezza. Un po' come quando a scuola si pretendeva di insegnare tutto di un autore facendone studiare solo la biografia e i pareri dei critici, senza mai affrontare, leggere quello che aveva scritto, lasciarsi rapire dalle sue parole, in un certo senso ascoltare la sua voce.
Ci sono grandissimi autori incapaci di scrivere una buona sinossi (o un incipit memorabile) che alcuni editori tenderebbero a emarginare (tanti grandi testi sono stati scartati dalla loro miopia), a non considerare validi solo perché non supportati da un buon riassunto.
Allo stesso tempo ci sono autori capaci di scrivere sinossi affascinanti per libri orribili oppure incipit accattivanti seguiti... dal nulla, da testi assolutamente impresentabili; magari bravi a vendere un maggior numero di copie, ma lasciando poi al lettore solo un'amara delusione.
Capisco che spesso gli editori siano sommersi da manoscritti cartacei (o in formato digitale) e non possano leggere tutto quello che ricevono, ma mi sembra riduttivo che l'esame del manoscritto (se avviene) si limiti alla sinossi e all'incipit, che nulla dicono sullo stile e sulle reali capacità di un'autore.
Le agenzie letterarie spesso offrono servizi di valutazione dei testi a pagamento; in questo caso credo sia anche un obbligo morale leggere e valutare l'intero testo, poi eventualmente correggerlo e stravolgerlo per renderlo più presentabile e interessante per il lettore.




Vedi anche definizione Sinossi in
Treccani - http://www.treccani.it/vocabolario/sinossi/
Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Sinossi
La Tela Nera - http://www.latelanera.com/scritturacreativa/lezioni/lezione.asp?id=31