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mercoledì 11 febbraio 2015

La mia amica ebrea (Rebecca Domino)

Ho sentito parlare per la prima volta di questo libro di Rebecca Domino lo scorso anno, leggendo un messaggio promozionale che ne annunciava l'uscita in occasione della Giornata della Memoria 2014, in contemporanea con "Quando dal cielo cadevano le stelle" scritto dalla sorella Sofia. Mi aveva incuriosito la particolarità di questi due libri, scritti da due sorelle e entrambi dedicati all'Olocausto, visto da punti di vista differenti, in qualche modo speculari.
Qualche mese dopo ho avuto modo di leggere e recensire i loro successivi lavori "Fino all'ultimo respiro" e "Come lacrime nella pioggia" e le due autrici mi hanno gentilmente concesso di leggere anche le loro prime produzioni, chiedendo un mio parere in merito.
Umiltà, talento e grande voglia di comunicare, di migliorarsi credo siano caratteristiche importanti di Rebecca e Sofia e di molti nuovi autori che ho avuto modo di conoscere, a dispetto delle critiche e dei pregiudizi che ancora circondano l'autopubblicazione.





Sono tanti i libri che affrontano il tema della guerra e della Shoah e non è facile raccontarlo in maniera originale e al tempo stesso storicamente verosimile. L'autrice Rebecca Domino anche questa volta ha svolto prima un buon lavoro di documentazione, in parte riassunto in una piccola appendice finale che aiuta a collocare gli avvenimenti narrati anche dal punto di vista cronologico.

Josepha Faber detta Seffi è una ragazzina tedesca di quindici anni che vive a Wandsbeck, quartiere di Amburgo, insieme ai genitori e al fratello Ralf. Suo padre è un calzolaio, reduce di guerra, che ha perso una gamba sul fronte russo, insieme al suo equilibrio psichico, dicono, e a molte delle sue certezze. E' iscritto al partito, ma senza troppa convinzione.
Suo fratello è iscritto alla Gioventù Hitleriana, legge e porta a casa continuamente opuscoli e libri di propaganda nazista, spesso litigando con suo padre per una diversa visione della politica hitleriana. Sua madre cerca di mandare avanti la casa, arrabattandosi con piccoli lavori di sartoria o cucendo in silenzio calzini per i soldati al fronte.
Seffi ha un carattere molto sensibile, "Seffi e le sue lacrime" la canzonano spesso le sue inseparabili amiche Anja, Jutte e Trudi che condividono con lei studi, giochi, passeggiate, i primi amori, l'illusione di riuscire ad avere una vita normale, sempre con la paura che ogni giorno possa essere l'ultimo.
Sogna di fare la scrittrice o l'insegnante come la signorina Abt, che dopo la chiusura delle scuole, tiene ancora lezioni in casa per le ragazze ariane non ancora fuggite in zone più sicure. E' cresciuta nella certezza della superiorità della razza ariana, con la convinzione che gli ebrei siano solo un pericoloso veleno. "Il fungo velenoso" recita il titolo di una sorta di fiaba antisemita allora in voga tra i giovani tedeschi, che suo fratello le ha fatto leggere, rimproverandola poi per aver espresso qualche perplessità, per lui Hitler ha sempre ragione e non possono esserci dubbi.

Una sera qualcuno bussa alla porta con concitazione, mettendo tutta la famiglia in apprensione. Tutti sanno che la Gestapo cerca le case degli ebrei per portarli via o per arrestare chiunque abbia commesso qualche crimine. Tutti hanno paura: basta poco, una sola parola fuori posto per finire nella lista dei sospetti.
Dopo molte esitazioni decidono di aprire, trovandosi davanti la signora Binner e due dei suoi figli, tre ebrei in cerca di aiuto. Il signor Faber conosceva il marito della donna, deportato in un campo di concentramento, e rimane perplesso di fronte alla sua richiesta d'aiuto, indeciso sul da farsi, mentre il figlio Ralf lo esorta a cacciarli via, minacciando di denunciarlo alla Gestapo.
Lo scontro è violento, ma il padre è irremovibile nell'offrire qualcosa da mangiare, un pezzo di pane imburrato alla figlia più piccola, svenuta per la fame. Seffi prepara il pane come ordinato da suo padre, ma non sa se ascoltare lui o suo fratello, che ha svolto il ruolo di capofamiglia in sua assenza.
Dopo un momento di forte tensione, Ralf si chiude nella sua stanza minacciando denunce e il signor Faber finge di allontanare i tre fuggiaschi, offrendo loro un rifugio in soffitta, all'insaputa di suo figlio.
Seffi e sua madre, per quanto titubanti, accettano di aiutarlo, portando ogni tanto di nascosto un po' di cibo (tre fette di pane imburrato).

Piano piano tra Josepha e Rina, sua coetanea, nasce un dialogo; Seffi comincia ad avere dei dubbi. Non comprende quali siano le ragioni di tanto odio verso gli ebrei, come tanti tedeschi non sa cosa avvenga realmente nei campi di concentramento, però considera gli ebrei una razza inferiore e non riesce ancora a concepire la possibilità che si possa essere loro amici.
In soffitta Josepha conserva i suoi vecchi libri e inizialmente non sopporta l'idea che la ragazzina ebrea possa toccarli, leggerli; poi la comune passione per la lettura le farà avvicinare, facendole scoprire la loro difficile vita, costretti da un anno a nascondersi come topi, senza mai poter vedere il cielo, fino a sentirsi responsabile della loro sorte, della loro salvezza.

Non posso certo riassumere in poche parole le vicende narrate in questo bel libro che ha il pregio di mostrare un lato poco conosciuto della guerra, il volto buono di una parte del popolo tedesco, di chi ha aiutato anche solo poche persone, spesso pagando duramente la propria generosità.
È un libro da leggere, una storia scorrevole che alterna momenti di spensieratezza e paura, amicizia e incomprensioni, speranza e dolore, che fa riflettere su come a volte le nostre presunte certezze si basino solo su pregiudizi e scarsa conoscenza del'altro.

Per finire una breve carrellata su alcuni personaggi che attorniano Josepha, voce narrante della storia:
  • Jens Faber, il padre. Dopo la sua esperienza tragica sul fronte russo è deluso dal suo popolo e indifferente nei confronti delle promesse di Hitler. Non fa mistero delle sue opinioni diverse, almeno in famiglia. Sceglie di ospitare la famiglia Binner per l'amicizia che lo legava al capofamiglia, da cui aveva anche ricevuto aiuto in un momento di difficoltà al ritorno dal fronte. 
  • Sabine Faber, la madre. Nonostante le sue paure e il suo odio verso gli ebrei, li accoglie e porta loro da mangiare alternandosi con Seffi, solo per amore di suo marito, la cui invalidità gli impedisce di salire in soffitta. 
  • Ralf, il fratello. Fa parte della Gioventù Hitleriana ed è convinto delle loro teorie razziali, della supremazia della germania sul resto del mondo, cosa che lo porta spesso a scontrarsi con suo padre, ormai disilluso. Considerato una sorta di "nemico" in casa e tenuto all'oscuro della presenza della famiglia Binner. 
  • Anja, amica. Leader del gruppo. A differenza di Seffi, lei e Jutte cominciano a provare interesse per i ragazzi, sperimentando i primi amori e le prime delusioni. 
  • Jutte, amica. Sempre dietro a Jutte, di cui imita ogni gesto e parola, seguendola in ogni azione. La festa per il suo compleanno distrae per qualche ora le ragazze dalle loro preoccupazioni per il futuro.
  • Trudi, amica. Silenziosa e poco appariscente, sempre accompagnata dalla sua maschera antigas, come per esorcizzare la paura della morte. 
  • Uriel Binner, fratello di Rina. Inizialmente scontroso e diffidente nei confronti di Josepha e della sua famiglia, come sua madre col tempo capirà gli sforzi fatti per mantenerli nascosti.


Titolo: La mia amica ebrea
Autore: Rebecca Domino
Traduttore: -
Editore: Rebecca Domino (Lulu)
ISBN: -
Formato: pdf
Pagine: 294
Prezzo: 1,99 euro
Scheda libro:
http://www.lulu.com/it/it/shop/rebecca-domino/la-mia-amica-ebrea/ebook/product-21416032.html


Recensione pubblicata anche su Braviautori il 11/02/2015
 www.braviautori.com/book_la-mia-amica-ebrea.html.