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lunedì 29 aprile 2013

Quasi niente (Filippo Paradiso)



Questa è forse la prima recensione che ho scritto, parecchi anni fa, per le pagine del mensile locale Gioia Viva (Novembre 1997) con cui collaboravo come redattore e impaginatore; testo ripreso in anni recenti per il bollettino parrocchiale di Santa Lucia e poi inserito anche su Anobii.
Ho ricevuto per caso da un amico comune il libro di Filippo Paradiso e ha subito catturato la mia attenzione, spingendomi a mettere su carta le mie impressioni. L'inaspettata telefonata di ringraziamento dell'autore, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente solo nel 2009, è stato forse il momento più bello della mia esperienza "giornalistica
".


Quasi niente
Stringere una penna fra le dita e la volontà di farlo. Questo per il poeta gioiese Filippo Paradiso il senso del mestiere dello scrittore, del poeta, di chi riesce a dar vita alle parole, a trasformarle in sentimenti, in emozioni. Questo il senso del suo desiderio di scrivere, di mettere in musica il silenzio da cui è nato "Quasi niente" (Progetto Physis - 1997).
Un libro in cui Paradiso ha sapientemente fermato sulla carta tante piccole storie di momenti vissuti o immaginati, riflessioni, ricordi e sentimenti, veri e propri quadri, intervallati dai disegni dell'autore.
Poesie che non vanno lette con l'occhio minuzioso, ma spesso miope del critico, perché parlano al cuore. Versi in cui i sentimenti, le gioie e le sofferenze dell'autore diventano quelle di tutti noi. L'elemento autobiografico, la storia personale dell'autore fanno da sfondo al desiderio di scrivere, che Paradiso definisce rifugio e ponte, un modo per recuperare dentro di sé le emozioni ed i sentimenti più nascosti per donarli agli altri. Una ricerca a volte dolorosa perché porta a scavare nell'intimo, a mettere a nudo la propria anima che il poeta esprime molto efficacemente nella poesia intitolata "Cuore mio": ma proprio quando sanguini, / sei esposto, tormentato / io penso, sento, amo: / io vivo, cuore mio. Poesie spesso brevi, a volte senza un titolo, ma tutte caratterizzate da una data, quasi a voler fotografare nel tempo l'istante che le ha generate. Il fluire del tempo, la nostalgia del passato, la voglia di non arrendersi al dolore, il desiderio di crescere, di trasformarsi sono alcuni degli elementi ricorrenti nelle sue poesie. Così in quella che dà il titolo al libro egli dice che tra il velluto di una rosa e la mano c'è sempre una spina e che un acuto dolore è spesso il giusto compenso per quel morbido tocco. Accettazione del dolore, visto anche nei suoi lati positivi, ma non rassegnazione. Voglia di comunicare, di donarsi agli altri come nella poesia "Cirano" che sa di avere tanto amore da non poterlo contenere, ma non riesce ad esprimerlo perché a volte il corpo ti impedisce di volare. La voglia di volare, di esprimersi liberamente, deve spesso scontrarsi con la dura realtà. 
È una spiacevole sensazione che tutti gli artisti prima o poi provano, lo scontro fra il loro desiderio di "andare oltre" e chi li vorrebbe rinchiudere in schemi ed etichette, vorrebbe imprigionare la loro anima. Molti si fermano, preferiscono non proseguire il cammino, tornare alla realtà. Ma si può veramente fermare la poesia? Paradiso dice di no, sente di voler andare avanti nella sua ricerca poetica sarà bene che mi alzi, / ho ancora da scrivere, / ancora da sognare. E tutti noi vorremmo continuare a sognare con le sue poesie, dalle quali questo articolo ha "rubato" qualche verso (le parti scritte in corsivo) per dare un'idea del contenuto del libro. Ma il consiglio è di non fermarsi a questi piccoli "assaggi" presi qua e là, di accostarsi al testo originale, un piccolo sforzo che non ci costa "quasi niente", ma può aprire i nostri orizzonti. 

Titolo: Quasi niente
Autore: Filippo Paradiso
Traduttore: -
Editore: Progetto Physis - 1997


Recensione pubblicata su GioiaViva di Novembre 1997, poi ripresa su Anobii il 05/03/2010
http://www.anobii.com/books/Quasi_niente/0143c6df9162b8a100/