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mercoledì 4 marzo 2020

poesia Sulla strada


In occasione dell'otto marzo, festa della donna, condivido con voi una poesia dedicata a tutte le donne oppresse con l’augurio di ritrovare presto la loro libertà.
Un testo che parla delle cosiddette "ragazze di strada", donne vittime di cui nessuno parla mai.
Quelle che molti additano con disprezzo, ma poi spesso usano senza ritegno e rispetto. 


strada di campagna

 

Sulla strada

Sul bordo della strada
c’è una donna che cammina;
io non so dove vada
con quel viso da bambina.
Venuta da lontano,
pigiata in una stiva,
con pochi soldi in mano
tra le onde alla deriva.
Le dissero «cammina»,
lei prese quella via
e la percorre piano,
senza troppa allegria.
Deve vender l’amore
a ogni sconosciuto,
anche se lei l’amore
non lo ha mai avuto.
Sul bordo della strada
cammina senza meta,
mostrando il suo bel corpo 

e un finto sorriso.
Con i suoi occhi tristi
lei cerca di parlare,
ma nessuno sente,
comprende il suo dolore.
E quando resta sola
lei piange disperata
e pensa alla sua terra
da dove un dì è partita.
Un giorno tornerà,
lo sogna ogni momento
perché Dio vede e sa
e sente il suo lamento.
E lungo quella strada
invano andrà la gente:
lei è di nuovo a casa,
libera finalmente.


(tratta da Lungo gli argini)







martedì 4 dicembre 2018

Ciao Andrea Leonelli

Dopo un lungo periodo di silenzio, di quasi abbandono di questo blog, avevo programmato di riprendere le pubblicazioni per dicembre, ripescando una delle tante recensioni non ancora pubblicate.
Poi, casualmente, ieri ho letto un post di Piera Rossotti di Edizioni Esordienti Ebook che annunciava sgomenta che nella notte del 3 dicembre ci aveva lasciati l'amico Andrea Leonelli. 
Dopo qualche ora di sbigottimento per la notizia dolorosa e inaspettata, ho messo da parte tutto il resto e provato a dare forma ai ricordi, a inviare un ultimo saluto ad Andrea, e un grande abbraccio alla sua famiglia e a quanti lo hano conosciuto.

sabato 30 giugno 2018

Liber uscita - giugno 2018

Questo mese dedico questo spazio alla raccolta di poesie "Altissima miseria" di Claudia Di Palma, poetessa che ho avuto modo di ascoltare il 21 aprile 2018 per l'iniziativa di Palazzo Romano per la giornata mondiale della poesia "Versi della memoria" . 
Non so perché tra i tanti bravi poeti che si sono alternati quella sera, forse a ritmo troppo rapido per poter assaporare i loro versi nel modo migliore, le sue poesie hanno particolarmente attirato la mia attenzione, per cui ho poi cercato di documentarmi sulla sua produzione letteraria. 

In genere evito di commentare le poesie altrui, credo che "un poeta" sia spesso la persona meno indicata per analizzare un testo poetico in maniera obiettiva perchè inevitabilmente cercherà di rapportarla al proprio mondo letterario, preferendo quelle più affini ai suoi scritti e trascurando le altre. Operazione che forse inconsciamente ho fatto anch'io scegliendo questa raccolta.

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Altissima miseria

di Claudia Di Palma


«Altissima miseria» è il libro d'esordio della giovane scrittrice salentina Claudia Di Palma, nata nel 1985 a Maglie e vincitrice nel 2017 del Premio Opera Prima "Luciana Notari".

Una scrittura semplice, diretta, dissacrante, che arriva dritto al cuore del lettore e lo invita a riflettere..
La raccolta, secondo i critici, parla di resa, sembra un invito ad arrendersi alla vita, alla propria miseria, ad esprimere il bisogno di esternare il proprio dolore di essere in questo mondo.
A mio parere i versi dicono anche altro, lasciano comunque uno spiraglio aperto ala speranza.
È vero che nella poesia d'avvio l'autrice offre la sua bandiera bianca, ma nello stesso tempo invita il lettore nel "luogo stupendo della mia resa, la scrittura" dove "le briciole non hanno pietà dell'indifferenza". Dove c'è una scrittura libera e la lotta all'indifferenza non può esserci resa, al massimo consapevolezza dei propri limiti, di non poter andare oltre un certo punto.
In un altro componimento l'autrice confessa "Scrivo per non lasciare andar via l’effimero", con il proposito per preservare l'attimo, per essere d'aiuto alle cose cagionevoli e non lasciarle morire. Evocativa la copertina dell'artista Benedetta Longo, in sintonia con i versi di Claudia.Deludente la veste grafica della versione ebook che ho avuto modo di leggere, con un ampio spazio dedicato ai pareri dei critici (metà del volume!) e un sovrabbondarnte e fastidioso abuso del grassetto, che rischia di sviare l'attenzione dai testi, riprodotti in una sequenza continua, con solo una sottile riga a separare le composizioni, quasi tutte prive di titolo.

  • Titolo: Altissima miseria
  • Autrice: Claudia Di Palma
  • Editore: Musicaos
  • Data di Pubblicazione: 15 aprile 2017
  • ISBN: 9788899315627
  • Pagine: 92 p. Brossura
  • Disponibile anche in ebook

Link utili
     

    sabato 3 settembre 2016

    poesia Teresa di Calcutta

    In occasione della canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, mi sembra opportuno condividere una poesia che ho dedicato qualche anno fa a questa piccola grande donna che ha speso tutta la sua vita per gli altri, per i più poveri tra i poveri.
    Un sentiero scomodo che tutti noi siamo invitati a seguire con pazienza e umiltà, confidando nell’aiuto del Signore.


    Madre Teresa con i bambini più poveri


    Teresa di Calcutta

    13/12/1994

    Cammina lentamente
    Teresa di Calcutta,
    lei vive per la strada,
    tra la gente più brutta.
    Tra volti sofferenti
    risplende il suo sorriso
    e chi è già morente
    si specchia nel suo viso.
    Con le sue suore accorre
    sempre Madre Teresa,
    tra chi la gente aborre
    lei porterà la Chiesa.
    A chi la chiama santa,
    un po’ frettolosamente
    «la strada è ancora tanta»
    ripete lei, umilmente.
    Sia lodato sempre
    il sommo Creatore
    che ha acceso in lei
    il gran fuoco d’amore.
    Quando il suo cuore stanco
    cesserà di vibrare
    possa dal Paradiso
    continuare ad amare.
    E quella strana gente
    che lei ha amato tanto
    un dì la condurrà
    nel novero dei santi.
    Con il suo passo stanco
    lei segna lentamente
    un sentiero amico:
    seguiamola umilmente.


    (tratta da Lungo gli argini)




    il sorriso di Madre Teresa

    sabato 27 agosto 2016

    Le mie poesie recensite da Roberta FI Visone e Olga Karasso


    Ricevere una recensione ben fatta è sempre un grande piacere.
    Se positiva perchè aumenta la nostra autostima e conferma la bontà del nostro lavoro.
    Se negativa perchè ci indica le lacune dei nostri scritti e come poterci migliorare (anche se indubbiamente accettare le critiche con serenità è sempre più difficile).

    Nel corso dell'iniziativa "Noi ci leggiamo 2016 - prima edizione"  organizzata dal gruppo degli autori Youcaniani  c'è stato uno scambio proficuo di letture, voglia di leggere i lavori degli altri autori e conoscerli meglio, di avviare collaborazioni.

    Segnalo qui le due belle recensioni che ho ricevuto recentemente da Roberta FI Visone e Olga Karasso, due autrici molto brave che ringrazio per le parole di stima e incoraggiamento.

    Commentando il libro Poesie di Periferia di Roberta FI Visone avevo evidenziato alcune analogie nel nostro modo di scrivere e di vedere le cose, suscitando anche in lei curiosità riguardo ai miei scritti.
    Dopo aver letto le mie raccolte poetiche Fogli diVersi e Lungo gli argini, Roberta mi ha regalato una bella recensione "doppia" che potete trovare sul suo blog all'indirizzo
     
    http://poesiediperiferia.blogspot.it/2016/08/recensione-fogli-diversi-e-lungo-gli.html
    http://poesiediperiferia.blogspot.it/2016/08/recensione-fogli-diversi-e-lungo-gli.html



    Ringrazio Olga Karasso per aver letto il mio libro Lungo gli argini e avermi lasciato questo bel commento.

    Ho appena finito di leggere la raccolta di di poesie “Lungo gli argini” di Giovanni Capotorto. In questi versi, che affrontano temi importanti che riguardano molteplici aspetti dell'identità umana nel suo dolore più profondo e nella sua sete di conoscenza, ho gradito la leggerezza, la musicalità e la semplicità di espressione che arriva a chiunque. Ho gradito la ribellione dolce che apre alla speranza e alla riparazione.




    giovedì 4 agosto 2016

    Poesie di periferia (Roberta F.I. Visone)


    Qualche mese fa avevo visto Poesie di periferia  tra i libri degli Autori Youcaniani e mi aveva incuriosito, forse per il titolo inusuale, forse per la bella copertina. Mi è tornato alla mente quando dovevo indicare il libro prescelto per l'iniziativa "Noi ci leggiamo 2016", un acquisto incrociato di libri, utile per conoscere meglio le opere degli altri autori/autrici del gruppo e valutare i tempi di spedizione dei vari store online.

    La lettura e la recensione di questo libro ha avuto un percorso abbastanza travagliato: ho ricevuto per errore prima la vecchia versione Anti-Zibaldone 2.0 e ho cominciato a leggerla e commentarla, confrontandola poi con la nuova, letta prima in streaming su 24symbols e poi in versione cartacea.
    Un piccolo disguido che comunque mi ha consentito di confrontare le due edizioni del libro, di cogliere meglio il percorso di maturazione artistica e umana di Roberta F.I. Visone e di poterne apprezzare maggiormente i contenuti. Nel commento faccio riferimento alla versione finale.


    copertina Poesie di periferia



    Considerazioni generali
    Ho apprezzato molto questa raccolta. Uno stile semplice, senza usare termini troppo ricercati o inutili orpelli, che mira a trasmettere contenuti, sentimenti, emozioni, comunicando direttamente al cuore del lettore, spesso con un pizzico di ironia. Uno spirito abbastanza affine al mio modo di scrivere, di concepire la poesia che me le ha fatte apprezzare da subito, trovando anche qualche analogia nei temi e nel modo di raccontare le emozioni.
    Belli anche il titolo e l'immagine di copertina utilizzati per Poesie di periferia, che mi avevano subito incuriosito, spingendomi a leggere questo testo.
    La raccolta è divisa in 7 sezioni, caratterizzate da un titolo e da un commento introduttivo, contenenti
    componimenti di lunghezza variabile, scritti principalmente in italiano, con qualche incursione in altre lingue.
    Personalmente ho apprezzato maggiormente le poesie più brevi, veri piccoli quadri poetici condensati in poche righe dal titolo evocativo.
    Le poesie più lunghe sono comunque interessanti, ma a volte si tende a perdere il filo, distratti dai troppi contenuti e dal ritmo musicale che l'autrice ha voluto dare a questi testi, spesso delle vere e proprie canzoni di cui però non conosciamo la melodia.
    Non so se Roberta le abbia concepite inizialmente come poesie o come testi musicali, se abbia provato a canticchiarle mentre le scriveva, come è capitato a me mentre scrivevo alcuni testi dalla struttura simile.
    Nella raccolta ci sono anche alucne poesie in altre lingue: inglese, francese, tedesco e napoletano.
    Alcune sono complete di traduzione a fronte, altre lasciate alla libera interpretazione del lettore.
    Non essendo poliglotta come Roberta, di quest'ultime ho potuto apprezzare solo quelle in inglese.
    Capisco che nella traduzione spesso si perda la musicalità e il ritmo della poesia, ma secondo me sarebbe stato opportuno includere la traduzione di tutti i testi in lingua straniera, visto che purtroppo non tutti parlano corrrentemente più lingue.

    Confronto tra le due versioni
    Visto che ho avuto l'opportunità di leggere entrambe le versioni, mi permetto di fare qualche considerazione in merito.
    Anti-Zibaldone 2.0 rappresenta un po' la prova generale del libro, il tentativo di raccogliere su carta le proprie poesie e trovare il coraggio di condividerle con gli altri. Una genesi incompleta che la stessa autrice ha subito sentito la necessità di riproporre in una nuova veste, sistemando alcune poesie in un ordine diverso, aggiungendo alcune cose e togliendone altre.
    La prefazione della seconda edizione mi sembra molto più chara ed efficace; l'altra era forse troppo personale, con molte notizie autobiografiche di scarso interesse per il lettore comune e citazioni letterarie che non tutti potevano comprendere agevolmente. Buona la scelta di spiegare nelle note i tanti riferimenti letterari o musicali "nascosti" tra i suoi versi.
    Nella prima versione era anche incluso il racconto breve La donna col cappotto rosso, testo interessante, ma poco in linea con lo spirito di una raccolta di poesia.  L'aspetto attuale del racconto si presenta come un lungo blocco di testo che non invoglia certo alla lettura e i cui contenuti non sono sempre ben chiari. Probabilmente andrebbe suddiviso in paragrafi più brevi e spaziati, riscrivendo alcune parti del testo e sviluppando la storia "sognata" in maniera più ampia. Giusta la scelta di eliminarlo dalla nuova versione, tenendolo in serbo magari per una futura raccolta di racconti.
    Entrambe le edizioni, uscite a distanza di quasi un anno l'una dall'altra, sono impaginate in formato A4, assumendo un po' l'aspetto di quadernoni scolastici. Una scelta che inizialmente mi ha spiazzato, poi l'ho apprezzata per un velato richiamo al mondo scolastico o ai diari dell'adolescenza.
    Migliorata l'impaginazione nella versione definitiva, allargando i margini interni che davano qualche problema nella lettura di alcune poesie.
    Non condivido molto la scelta di adattare la pagina al testo, inserendo i versi a volte su una colonna singola, a volte su due colonne; a volte allineate a sinistra, a volte centrate, senza una struttura definita.
    La scelta di dare ad alcuni testi una grafica un po' "ballerina" con versi che saltano in maniera creativa da un lato all'altro della pagina è sicuramente originale, forse un richiamo alla poesia visiva futurista, ma a mio parere  poco funzionale alla lettura, alla lunga tende a distrarre dai contenuti.

    Panoramica sulle poesie
    Non sono un esperto di poesia dal punto di vista prettamente tecnico per cui il mio commento si basa soprattutto sulle emozioni suscitate in me dai versi di Poesie di periferia.
    Procederò sezione per sezione, evidenziando alcuni versi dei componimenti che mi hanno colpito maggiormente e aggiungendo qualche breve nota.
    Salto volutamente quelli scritti in altre lingue, che non sarei in grado di giudicare in maniera corretta.

    1) Dell'attesa, dell'infatuazione, degli amori platonici e della cruda realtà
    La prima sezione contiene le poesie dedicate al'amore desiderato, che ho trovato molto belle e affini al mio spirito.
    All I need - poesia in inglese che esprime il bisogno di amare, il bisogno di una persona che ci faccia stare bene, di cui poterci fidare sempre.
    Speranza d'amore - una bella riflessione sul bisogno di ciascuno di ni di essere amato, se non nella realtà, almeno nei proprio sogni.
    Campanaro - in certi periodi l'amore non scatta, nessuno riesce a  risvegliare i nostri sentimenti e desideri
    Serenità - finalmente l'amore ritrovato, io la tua stella/ e tu il mio cielo.
    E ieri... e oggi - sembra il testo di una canzone su un amore sbagliato. Il dialogo virtuale, la sequenza di "e io" opposto a "e tu" mi ricorda un po' "se io, se lei" di Biagio Antonacci.
    Il muro dell'egoismo - una delle mie preferite, nonostante la lunghezza. La solitudine, la paura, l'assenza di stimoli dopo la fine di un amore, emozioni che purtroppo quasi tutti abbiamo provato.
    Fuggire via - il desiderio di fuga grazie alla musica e alla fantasia.
    Mete diverse, difficile accettazione della fine di un amore, tra ricordi, rimpianti e consapevolezza di non aver ormai più niente in comune.
    Una notte di marzo - non è chiaro se si riferisce alla perdita improvvisa di una persona cara o alle ali della propria fantasia, tarpata da tante ferite.
    Il mio cuore è un quadro - bella l'immagine del proprio cuore paragonato a un quadro pieno di colori, di immagini di vita felice.
    Tornerò - desiderio di riprendere a sognare, di ritrovare una ragione per vivere e lottare.

    2) Dell'incoraggiamento e della religione
    Lettera a un'innamorata interrotta - un commovente messaggio a un'amica che è stata appena lasciata, per spingerla a non rinchiudersi nel suo dolore, a ricominciare a vivere.
    Nuove gioie, nuovi amori - immagino sia il seguito della storia, un messaggio di speranza di ritrovare presto un nuovo amore.
    Libera di amare me - un vecchio amore, una paura, un dolore; pensieri infelici che spesso tornano a tormentarci e non è facile riprendersi la propria libertà.
    La tempesta e la mano - quando la vita ci rende fragili come una barca in tempesta ci serve a volte qualcuno che ci prenda per mano e ci conduca oltre.
    La mia penna - una bella descrizione del mestiere dello scrittore.

    3) Frammenti di vita
    Poesie brevi, per immagini, quadri poetici condensati in poche righe dal titolo evocativo, ispirate alla corrente Imagism fondata da Ezra Pound. Non conoscevo questa corrente letteraria, pur avendo scritto qualcosa di simile. C'è sempre da imparare!
    Impossibile riassumere ulteriormente versi già brevi e evocativi per cui mi limiterò a citare i miei titoli preferiti: Una goccia, Il sigillo, Gioia, Il viaggio di una piccola zingara, Ogni giorno di più, Ostaggio, Ma sempre e comunque noi, Insieme di minerali.

    4) Della musica e di Napoli
    Napoli e la musica sono due elementi inscindibili, che l'autrice porta sempre dentro di sè.
    La musica sempre - la musica come una dolce medicina che ci aiuta ad andare avanti, afrontando e  superando ogni difficoltà.
    E questo non basta? - poesia in napoletano con traduzione. Una dichiarazione d'amore per la propria città, amata, nonostante i tanti problemi, per la sua bellezza che ti fa sognare.

    5) Del vero amore
    L'amore ritrovato, dopo tante delusioni e paure, alla ricerca della felicità.
    Resta ancora lì -un amore nato a distanza, guardando lei pescare sul ponte, seduto sulla sponda del fiume, un sentimento che cresce, nonostante la guerra, senza mai svelarsi.
    Goodby my lover - storia di un amore finito quando poi hai già scelto / la tua via, via da me!
    La nostra poesia - un amore che è come un fuoco ardente, da vivere ogni giorno.
    E' in notti come queste - nelle giornate fredde e piovose cresce il desiderio di stare insieme, abbracciati, una speranza che prima o poi diventerà reale.

    6) Delle questioni sociali
    La solitudine, l'esclusione, l'amicizia, i pregiudizi, il potere, ma anche la voglia di opporsi alle critiche ingiuste.
    Il verso dell'escluso - un suono per molti fastidioso che ricorda a tutti le loro debolezze e denuncia il male.
    La scelta spetta a te - il cuore visto come una casa, dove tanti vogliono entrare per diventarne padroni. Ma per fortuna c'è anche chi sa prendersene cura.
    Una, nessuna, centomila - un ritratto della donna vista con gli occhi della gente, costretta sempre a doversi adattare a come gli altri la vogliono. Fino a che non decide di fare di testa sua e tornare libera da ogni condizionamento.

    7) Del compleanno, della morte e della serenità altrove  
    Gli affetti familiari e i pensieri su quello che viene dopo la nostra vita. 
    Auguri nonna -  un bel gesto d'more verso la nonna in occasione dei suoi ottant'anni.
    Cosa porteremo mai in cielo? - una breve poesia per riflettere sul reale valore di tante cose che comunemente consideriamo importanti.
    Come in una nuvola - una persona andata via troppo presto, di cui forse sappiamo poco, ma che immaginiamo in cielo, leggero come una nuvola.
    Hai lasciato un mondo saturo - quasi una lettera, un ultimo messaggio d'amore dell'autrice al padre defunto.




    Titolo: Poesie di periferia
    Autore: Roberta Fausta Ilaria Visone
    blog Poesie di periferia - Pagina Autore Youcanprint
    Traduttore: -
    Anno: Ottobre 2015
    Editore (cartaceo): Youcanprint
    ISBN cartaceo: 9788891167729
    ISBN ebook: 9788891170019
    ASIN:B00RNKGTK0
    Scheda cartaceo: IBS | Amazon | Youcanprint |
    Lunghezza stampa: 66 p.
    Scheda ebook: IBS | Amazon | Streetlib | Youcanprint |
    Dimensioni file: 366 KB


    Recensione pubblicata anche su Braviautori il 22/08/2016
    www.braviautori.com/book_poesie-di-periferia.html


    lunedì 20 aprile 2015

    poesia All'ombra di un ulivo

    Ventidue anni fa, il 20 aprile del 1993, moriva don Tonino Bello, indimenticato presidente di Pax Christi e vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, uomo di pace e dialogo. 
    Per ricordarlo vorrei condividere con voi una poesia che ho scritto in suo onore qualche anno fa, in occasione del secondo anniversario della sua morte.
    Idealmente dedico questa poesia anche a chi oggi sta cercando di salvare i nostri ulivi da scelte politiche discutibili, certo che anche don Tonino sarebbe stato in prima linea in questa battaglia per la difesa del territorio pugliese con le sue infuocate parole di speranza.
    .
     


    All’ombra di un ulivo,
    simbolo della pace,
    c’è un uomo in una tomba:
    ascolta la sua voce!
    Voce di gran profeta,
    dice oggi la gente,
    inutil servo di Dio,
    direbbe lui umilmente.
    Parla di pace e amore,
    ma non sono parole,
    parla di tempi nuovi,
    di una speranza vera.
    Lo hanno deriso in tanti
    quel prete sognatore,
    lo hanno chiamato pazzo,
    come nostro Signore.
    Ma la sua voce ancora
    risuona nel mio cuore
    e spero di vedere
    un dì i frutti d’amore
    che ha sempre seminato,
    anche col suo dolore.
    Oggi Dio l’ha chiamato
    al suo consiglio a fianco
    e solo si riposa
    di un tempo il corpo stanco.
    Quella croce di legno
    che gli solcava il petto
    un dì possa tornare
    con lui a farci diletto.
    Grazie, don Tonino
    per quello che ci hai dato
    e spero che un giorno
    di me non sia pentito.
    I miei sogni li ho persi,
    ma non ho dimenticato
    quel che le tue parole
    nel mio cuore han costruito.
    Se un giorno sarò degno
    di entrare in Paradiso
    vorrei che il gran portone
    mi aprisse il tuo sorriso.




    (dalla raccolta Lungo gli argini di Giovanni Capotorto)

    giovedì 12 marzo 2015

    La poesia bistrattata


    Quando vogliamo dire che un particolare autore o cantante ha una sensibilità e capacità di scrittura particolare, comunemente lo definiamo "un poeta", come a voler sottolineare un distacco, una superiorità rispetto agli altri.
    Eppure allo stesso tempo, la poesia rappresenta oggi un mercato di nicchia, poco considerato da lettori e critici e quasi snobbato dagli editori perché considerato poco remunerativo. 

     

    Tanti scrivono poesie nel nostro paese, non a torto definito "popolo di santi, poeti e navigatori", ma in genere sono poco considerati, sia dagli editori, preoccupati dai bassi introiti del settore, sia dai lettori, spesso concentrati solo sui classici o su autori stranieri, nomi spesso sconosciuti, a volte poco significativi anche nel loro paese o tradotti in maniera orribile.  Ma siamo un paese strano, spesso esterofilo, pronto ad accogliere il peggio che ci arriva d'oltreoceano e poi magari a ignorare tanti validi autori stranieri.
    In Italia sembra più chic dire di aver letto l'illustre poeta Karpankolosky (nome di fantasia per indicare un qualunque autore straniero sconosciuto ai più; se dovesse esserci davvero qualcuno con questo nome mi scuso per il riferimento involontario ;-)  piuttosto che Pascoli, Leopardi, Carducci o altri poeti nostrani meno noti. Il nome straniero, meglio se quasi impronunciabile o difficile da scrivere, attira l'attenzione sul parlante, ma crea una barriera mentale in quanti non lo hanno mai sentito nominare, costretti al silenzio per non palesare la loro ignoranza e non in grado di controbattere le sue illustri citazioni o verificare abbia realmente letto qualcosa di quell'autore.
    Da quando frequento il "sottobosco" degli autori esordienti, spesso più validi di tanti nomi ultracelebrati, a volte uso anch'io la stessa tattica, con la differenza di citare nomi di autori che conosco e di cui ho letto le opere. Molti li trovate anche in questo blog nelle sezioni "le mie recensioni" o "libri che mi sono piaciuti" e spero un giorno di riuscire a dedicare loro uno spazio apposito.


    Nel gran mare dei blog letterari diffusi in rete quanti si occupano anche saltuariamente di poesia? Indubbiamente pochi, i più evitano l'argomento e spesso inseriscono una apposita nota sul sito per ribadire questa scelta. In generale c'è sempre una certa reticenza nel leggere e commentare le poesie altrui.
    Anch'io finora ho scritto un solo commento per una raccolta poetica. Mi è capitato di leggerne altre, anche valide, ma ho preferito condividere il mio parere solo con gli autori, una valutazione spesso basata più sull'emozione che su criteri oggettivi che potessero farne una vera recensione.
    Scrivere di poesia indubbiamente non è facile perché entrano in gioco vari fattori: capacità di analizzare la tecnica e lo stile dell'autore, conoscenza della metrica o degli altri aspetti formali, sensibilità e gusti personali, umore del momento.


    Il concetto di poesia secondo i bambini di una scuola bolognese

    Ci sono ancora tante dispute su cosa considerare davvero poesia e cosa semplice "sfogo letterario", utile magari dal punto di vista terapeutico per l'autore, ma senza reale valore editoriale.
    Alcuni vorrebbero limitare l'etichetta di poeta solo ai grandi classici o a chi ha venduto un determinato numero di copie, dimenticando che molti grandi autori del passato al loro esordio hanno avuto un mercato molto limitato, forse inferiore a molti esordienti di oggi e spesso il loro successo era determinato soprattutto dal passaparola tra letterati, più che dalla vendita delle loro opere.
    Personalmente valuto una poesia valida se riesce a comunicarmi qualcosa, indipendentemente da chi l'abbia scritta; a volte un grande autore può lasciarmi indifferente mentre magari uno sconosciuto esordiente trasmettermi grandi emozioni.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

    Dal punto di vista prettamente tecnico
    , dividerei i poeti in tre categorie principali: i dotti, gli spontanei e gli improvvisatori.

    • I dotti seguono le regole della metrica, la tradizione letteraria; in genere utilizzano un linguaggio più ricercato, non sempre comprensibile a tutti, e curano molto gli aspetti formali della composizione poetica.
    • Gli spontanei  curano meno gli aspetti formali, focalizzandosi più sui contenuti e le emozioni da trasmettere, con un linguaggio semplice e di più immediata comprensione.
    • Gli improvvisatori riescono a creare versi e rime quasi a comando, inventandole in base all'occasione e al pubblico. Figura molto diffusa nel passato con i poeti di corte, oggi abbastanza rara.
    Categorie forse imprecise e che comunque comprendono tutta una serie di posizioni intermedie, ma forse aiutano a comprendere meglio le differenzer.

    Secondo la mentalità comune forse solo i dotti meriterebbero pienamente l'attributo di poeta, ma sappiamo che la lingua si evolve e spesso si crea un divario tra la lingua letteraria e quella comunemente parlata. Alcuni autori si chiudono nel loro tecnicismo, nell'autocelebrazione della propria abilità dimenticando che la poesia (e la letteratura in generale) è nata soprattutto per comunicare.
    Personalmente spesso trovo difficoltà ad accostarmi a testi troppo complessi, ho necessità di rileggerli più volte (magari con il vocabolario accanto, un esercizio sempre salutare) per riuscire a comprenderli pienamente.
    Provate a leggere la Divina Commedia senza l'aiuto di un'edizione critica corredata di note e dopo pochi versi anche voi vacillerete perché incapaci di riconoscere e capire pienamente tutti i riferimenti storici e gli artifici letterari, di cogliere tutte le sfumature che l'autore ha cercato di comunicare (o che i critici gli hanno voluto attribuire).


    Una difficoltà che si nota sempre più accostandosi alle composizioni più datate, scritte in un italiano sicuramente molto differente da quell'odierno, ma a volte anche con poesie moderne, che utilizzano volutamente termini rari o desueti, 
    di non immediata comprensione.
    Utilizzare un linguaggio forbito non è sbagliato, in certi casi può anche arricchire il patrimonio lessicale dei lettori, ma l'abuso di paroloni che solo pochi riescono a comprendere, spesso non indispensabili, serve solo a spaventare il lettore e allontanarlo ulteriormente dalla lettura.
    Soprattutto quando alcuni autori si nascondono dietro frasi e formule altisonanti, sempre uguali e ripetitive, solo per mascherare la vacuità della loro ispirazione poetica, il vuoto di contenuti che c'è nei loro versi. 

    Molti evitano la poesia (e i libri in generale) anche per i ricordi negativi della scuola, che ci obbligava a commentare e spesso imparare a memoria le composizioni degli autori più noti. Un esercizio utile per sviluppare la memoria e il senso critico, forse, ma che in molti ha lasciato solo un ricordo negativo.
    Forse ricordate la "versione in prosa" dei testi poetici, un tempo esercizio molto diffuso (non so adesso se si usa ancora) e considerato indispensabile per accostarsi a ogni testo poetico.
    Francamente non ho mai compreso la sua reale utilità. Se un autore ha impiegato tanto tempo e fatica per scrivere versi, incastrare rime perfette, trovare immagini e allegorie adeguate, mi sono sempre chiesto, perché trasformare tutto in prosa, generando un riassunto striminzito e interpretazioni comunque discutibili ?
    Uno sforzo spesso anche inutile per migliorare le proprie conoscenze letterarie: molti per fare prima imparavano solo la "traduzione" della poesia, senza neanche"guardare" il testo originale. ;-)



    giovedì 30 ottobre 2014

    poesia Reciterò per te

    Ultimo estratto dalla raccolta Lungo gli argini.

    Ho tardato qualche giorno perchè indeciso nella scelta; in ballottaggio fino all'ultimo ci sono stati una mezza dozzina di titoli cui sono particolarmente affezionato o che considero più significativi, tra cui quelli dedicati a don Tonino Bello e a Madre Teresa di Calcutta.
    Alla fine ho preferito Reciterò per te, un inno alla speranza: la storia di una persona qualunque, un attore improvvisato che si mette in gioco per ridare il sorriso a chi sta soffrendo.

    Dedicata, come scrivo nel libro, a tutti “i matti” che cercano di donare
    momenti di allegria a chi soffre, in particolare ai clown di corsia, ringraziandoli per la gioia che portano negli ospedali e ovunque ci sia bisogno di un sorriso e di un po’ di speranza. 

    Ma anche a tutti i sognatori che  non si sono ancora arresi (attori, registi, sceneggiatori, scrittori, poeti, musicisti, artisti, etc. ) e soprattutto a chi ogni giorno sperimenta la sofferenza fisica o morale e aspetta da noi un abbraccio o una parola di speranza per tornare a sorridere.


    Reciterò per te

    19/11/1994

    Reciterò per te
    che piangi di nascosto,
    credendo che ormai
    per te non ci sia posto.
    Reciterò per te
    e i tuoi lunghi silenzi,
    i tuoi sguardi tristi,
    che sembrano lamenti.
    Reciterò per te
    che butti tutto all’aria
    e dici che niente
    ormai ti dà più gioia.
    Reciterò per te,
    fingendomi un attore
    perché il tuo volto grigio
    torni a ridere ancora.
    Guarderò i tuoi occhi tristi,
    gli occhi di chi ha perso
    e senza alcuno sforzo
    troverò un allegro verso.
    Così, senza copione,
    ti sembrerò un po’ matto,
    ma poi mi ascolterai,
    rasserenando tutto.
    E vedrai che le lacrime
    che già sono cadute
    non saranno che il ricordo
    di un incubo svanito.
    Reciterò per te
    senza cercar l’applauso,
    sperando di vedere
    di nuovo il tuo sorriso.



    lunedì 20 ottobre 2014

    poesia In cammino

    Come promesso inserisco oggi una poesia scelta fra quelle che hanno avuto almeno un voto nel sondaggio. 
    Ho scelto In cammino, che segna l'inizio della raccolta, ma anche la ripresa del mio cammino letterario dopo un periodo difficile in cui avevo smesso di scrivere.
    Vuole essere una voce di speranza, un invito a ripartire sempre, nonostante le difficoltà.
    Ho inserito nel blog anche qualche piccola novità: cliccando sulle copertine dei miei libri presenti sul lato sinistro si accede alle schede dedicate ai singoli libri, contenenti anche una anteprima di ogni testo e la lista diretta (in fase di revisione e aggiornamento) degli store online dove sono in vendita.
    Oppure, se preferite, potete raggiungere le schede partendo dal link Dove comprare i miei libri.


    In cammino

    29/05/1991


    E mi torna alla mente
    un sentiero lontano,
    il mio sogno più bello,
    insieme a te per la mano.
    E rivedo una vita
    che pareva perduta
    ritrovare vigore
    e tornare a lottare.
    E ascolto una voce
    che credevo svanita:
    oggi chiama il mio nome,
    mi riporta alla vita.
    Tu lo senti il mio treno
    che riparte sereno:
    vuole andare lontano
    con me e te per la mano.

    lunedì 6 ottobre 2014

    poesia Ridatemi i miei sogni

    Ultimo appuntamento con le poesie in anteprima da Lungo gli argini scelte dai lettori.
    Dopo due poesie "d'amore", Ridatemi i miei sogni, quello che potremmo definire un grido di protesta, che vuole dare voce alla delusione per un mondo che ci ha tolto tutte le certezze, che ha seppellito i nostri sogni, condannandoci ad un futuro di precarietà.
    La mia generazione ha vissuto (e vive) una fase delicata di crisi profonda: privi di prospettive, considerati sempre fuori posto, troppo vecchi per il lavoro e troppo giovani per la pensione, troppo preparati per i lavori manuali e troppo ignoranti per il mondo digitale e il villaggio globale.

    Invisibili per la politica e le statistiche ufficiali.
    Dobbiamo tornare ai nostri sogni, tornare a credere nelle nostre capacità, riprenderci la nostra vita.

    Ridatemi i miei sogni

    19/11/1994



    Il sogno più bello è quello
    che, domani, sarà realtà.

    Ridatemi i miei sogni
    quelli che ho già smarrito,
    ridatemi il futuro
    che non ho mai vissuto.
    Ridatemi i ricordi
    del tempo che è passato
    e la nostalgia
    di chi ho sempre amato.
    Non voglio altre illusioni,
    miraggi menzogneri,
    voglio le mie radici,
    i sentimenti veri.
    Ridatemi la forza
    di crederci davvero
    che tutto quel che sogni
    un giorno sarà vero.




    Le prossime settimane due appuntamenti extra.
    Posterò altre due poesie scelte da me, una tra quelle che hanno ricevuto almeno un voto e una tra quelle che considero più significative.

    lunedì 29 settembre 2014

    poesia Lo scrigno dorato

    Prosegue la pubblicazione delle poesie votate "al buio" dai lettori su Facebook con Lo scrigno dorato, seconda classificata ex aequo insieme a Ridatemi i miei sogni.

    Nel frattempo è partita la stampa delle prime copie e la procedura per l'inserimento della raccolta Lungo gli argini nel sito Youcanprint e sui principali store online, in formato cartaceo e digitale.


    Lo scrigno dorato

    22/09/1994

    Se il vento sapesse parlare
    griderebbe il tuo nome, amore.
    Se io sapessi volare,
    volerei da te, amore.
    Ma tu non sei con me,
    non mi ami
    e mi lasci solo
    nello scrigno del mio dolore.
    Uno scrigno dorato
    che racchiude il mio cuore;
    te lo avrei donato,
    se ci fosse l’amore.
    Ma purtroppo non c’è,
    mi ritiro silente
    e spero che tu
    sia felice realmente.



    lunedì 22 settembre 2014

    poesia Tra le stelle


    Ringrazio ancora chi ha partecipato a questo piccolo sondaggio.
    Parte oggi la pubblicazione sul blog delle poesie votate, cominciando da Tra le stelle che ha ricevuto i maggiori consensi (4 voti).
    Gli altri testi verranno inseriti con cadenza settimanale.
    Per l'occasione vi svelo anche in anteprima la copertina della raccolta "Lungo gli argini", presto in vendita in formato cartaceo e digitale nelle librerie
    (su ordinazione), nel sito Youcanprint e sui maggiori store online.




    Tra le stelle

     06/10/1994

    Tra le stelle,
    lì nel cielo,
    brillava già la luna
    e io pensavo a te,
    a quella laguna
    dove mi dicevi
    «ti amerò per la vita»,
    poi ci ridevi su
    e capivo ch’era già finita.
    I sogni son sempre così,
    durano solo pochi istanti,
    come quello di noi due lì,
    uniti come teneri amanti.

    lunedì 15 settembre 2014

    sondaggio poesie Lungo gli argini


    Ancora pochi giorni per partecipare al sondaggio su Facebook per scegliere le tre poesie che verranno mostrate nella pagina dedicata all'evento e su questo blog.
    Un modo per far conoscere in anteprima i titoli delle poesie inserite nella mia nuova raccolta intitolata Lungo gli argini, in uscita in questi giorni con Youcanprint, verificando quali suscitano maggiore interesse o curiosità.

    Il sondaggio termina alla mezzanotte del 21/09/2014 e il giorno successivo (22/09/2014) sarà ufficializzata la classifica delle tre poesie scelte e inserito il testo della più votata.
    Le altre poesie verranno poi inserite a cadenza settimanale.



    sabato 9 agosto 2014

    poesia Nagasaki: 9 agosto 1945

    Pochi giorni fa in tutto il mondo si è ricordato l'anniversario della prima bomba atomica, esplosa a Hiroshima il 6 agosto del 1945, una grande tragedia che ha fatto vivere per anni il mondo intero con l'incubo di una guerra nucleare.
    Solo pochi giorni dopo scoppiava a Nagasaki un'altra bomba, a volte un po' dimenticata nelle celebrazioni ufficiali. Un crimine forse peggiore perché compiuto dopo aver visto gli effetti devastanti della prima bomba, senza neanche più l'alibi di non conoscerne il reale potere distruttivo.

    Qualche anno fa ho scritto varie poesie su questo tema, compresa quella che segue, dedicata esplicitamente alla tragedia di Nagasaki. 
    Vorrei dedicarla a tutte le vittime della follia umana, dei conflitti del passato e purtroppo anche delle tante, troppe guerre combattute ancora oggi e spesso dimenticate dai mezzi d'informazione.



    Nagasaki: 9 agosto 1945

    Quel giorno
    un vecchio pescatore
    gettava le sue reti,
    come sempre.
    Un bambino
    librava nell’aria il suo aquilone,
    fiero del suo lavoro,
    e lo mostrava a sua madre
    che allattava l’ultimo nato.
    All’improvviso,
    nel cielo
    apparve un grosso uccello nero.
    E un nuovo sole si accese.
    Il grande albero
    aprì la sua nera chioma,
    avvolgendo tutto.
    Fu solo un istante
    e poi il nulla.
    In un attimo
    non ci fu più nessuno,
    non ci fu più niente.
    Il vecchio pescatore scomparve
    in quel rogo infernale
    e con lui la piccola giunca,
    il porto,
    il serpente di carta,
    la lieta famigliola
    e tutto ciò che,
    un giorno,
    era stato Nagasaki.
    Quel giorno è lontano ormai,
    ma in noi deve essere vivo il ricordo,
    la paura di quel giorno,
    di quell’ultima follia,
    per poter dire ancora,
    per sempre,
    MAI PIÙ.


    (tratto dalla raccolta Fogli diVersi
       






    giovedì 3 luglio 2014

    poesia A chi non c'è

    Oggi è il mio compleanno, un momento di gioia, ma anche di leggera tristezza: per il tempo che passa, per i sogni che volano via o i tanti progetti non ancora realizzati, per le persone che non ci sono più. ;-)
    Voglio condividere con voi una poesia che ho scritto alcuni anni fa in ricordo della mia sorella gemella, prematuramente scomparsa, in occasione del mio, di quello che sarebbe stato il nostro diciottesimo compleanno.
    Chi mi segue da tempo forse lo avrà già letto nella raccolta Fogli diVersi (da cui prende il nome anche questo blog) o sulla mia pagina Facebook dove l'ho più volte postato in occasione di questa ricorrenza.
    Un modo per sentire
    Maria Antonietta ancora vicina, anche e soprattutto in questo giorno.
    E mandare un abbraccio a lei e a tutti gli amici e parenti che sono dall'altra parte.





    A chi non c’è

    Eri lì,
    con me
    quel giorno.
    Sette mesi felici,
    noi due insieme,
    stretti l’uno all’altra.
    Vedemmo il mondo insieme,
    dentro di noi capimmo,
    sentimmo che quella era la vita.
    «Insieme»,
    pensavamo allora,
    ma non è stato così.
    Io sono qua,
    a soffrire,
    a gioire
    e tu lì,
    lontana da me,
    eppur tanto vicina.
    Non so perché allora
    Scelse me;
    è una cosa che non capisco,
    che non ho mai capito,
    ma so che devo lottare,
    con tutte le mie forze.
    Non sono solo.
    Tu sei con me,
    mi vuoi bene,
    mi aiuti,
    eppure,
    a volte,
    vorrei che tu fossi qui,
    vorrei poterti stringere fra le braccia.
    vorrei capire;
    perché io qui?
    perché tu lì?
    Perché lontani?
    Ed è allora che penso,
    che ho la certezza
    che la mia vita ha un senso,
    ha uno scopo.
    Perché vivere altrimenti,
    perché sperare,
    perché lottare?
    Arrivederci, sorellina;
    chissà perché ti chiamo ancora così?
    La nostra strada si è divisa,
    ma un giorno torneremo insieme,
    un giorno capiremo,
    capirò a che serve la mia vita,
    a che è servita la tua morte.
    A volte vorrei piangere,
    soffrire per la tua assenza,
    a volte gioire,
    perché tu sei felice,
    lassù,
    perché tu sei con me,
    sempre,
    quasi fossi il mio angelo custode,
    o forse lo sei,
    chissà?
    Ti voglio bene
    anche se non ti conosco,
    anche se non ho mai visto il tuo volto,
    non ho mai sentito la tua voce,
    per il solo fatto che ci sei stata,
    che ci sei,
    perché tu non mi hai mai lasciato,
    mi stai sempre accanto,
    perché noi due insieme
    siamo qualcosa di grande,
    tra noi c’è stato,
    c’è,
    qualcosa di immenso,
    che gli altri non possono,
    forse non potranno mai capire.




    martedì 25 marzo 2014

    Cala il sipario per un vecchio clown

    Sono trascorsi ventisei anni dal 26 marzo 1988 quando partecipai al mio primo concorso letterario: il premio Levante organizzato dalla rivista culturale Radar SEI diretta da Armando Rositani
    In una affollata sala Tridente della Fiera del Levante di Bari ricevetti il mio diploma di segnalazione, un premio simbolico certo, ma che allora mi sembrava quasi la consacrazione a poeta.
    Era la prima volta che mi mettevo in gioco, che permettevo a qualcuno di leggere e giudicare i miei componimenti. Ricordo ancora l'imbarazzo nell'avvicinarmi al tavolo della giuria per ricevere il mio attestato e la grande emozione nell'udire l'attrice Teresa Ludovico, oggi anche affermata regista a livello internazionale, leggere pubblicamente un mio testo.
    Ho pensato di riproporvi quella poesia, oggi inclusa nella raccolta Fogli diVersi.


    ---

    Cala il sipario per un vecchio clown


    attrice/regista Teresa Ludovico
    Venne un vecchio clown,
    chissà da dove,
    chissà perché.
    Venne
    e stette lì a giocare
    o, come dicea lui,
    a recitare.
    Ridea la gente
    seduta sugli scanni,
    obliata ormai da tutti i suoi affanni.
    Mi guardò con i suoi occhi stanchi
    e mi diede in mano due colombi bianchi.
    Andò avanti ancor per ore e ore,
    ma nei suoi occhi io potei vedere,
    potei capire
    lo sguardo strano di chi sta a morire.
    Poi il vecchio si accasciò,
    in un istante.
    Qualcuno rise,
    qualcuno pianse,
    qualcuno stette lì senza capire
    e senza saper neanche cosa dire.
    Guardai ancora
    e vidi gli occhi spenti
    di chi andò via senza lamenti.
    Andò via così,
    come era venuto
    e a noi lasciò solo il suo sorriso
    e il suo saluto.




    rivista Radar SEI

    Antologia Premio Levante

    lunedì 29 aprile 2013

    Quasi niente (Filippo Paradiso)



    Questa è forse la prima recensione che ho scritto, parecchi anni fa, per le pagine del mensile locale Gioia Viva (Novembre 1997) con cui collaboravo come redattore e impaginatore; testo ripreso in anni recenti per il bollettino parrocchiale di Santa Lucia e poi inserito anche su Anobii.
    Ho ricevuto per caso da un amico comune il libro di Filippo Paradiso e ha subito catturato la mia attenzione, spingendomi a mettere su carta le mie impressioni. L'inaspettata telefonata di ringraziamento dell'autore, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente solo nel 2009, è stato forse il momento più bello della mia esperienza "giornalistica
    ".


    Quasi niente
    Stringere una penna fra le dita e la volontà di farlo. Questo per il poeta gioiese Filippo Paradiso il senso del mestiere dello scrittore, del poeta, di chi riesce a dar vita alle parole, a trasformarle in sentimenti, in emozioni. Questo il senso del suo desiderio di scrivere, di mettere in musica il silenzio da cui è nato "Quasi niente" (Progetto Physis - 1997).
    Un libro in cui Paradiso ha sapientemente fermato sulla carta tante piccole storie di momenti vissuti o immaginati, riflessioni, ricordi e sentimenti, veri e propri quadri, intervallati dai disegni dell'autore.
    Poesie che non vanno lette con l'occhio minuzioso, ma spesso miope del critico, perché parlano al cuore. Versi in cui i sentimenti, le gioie e le sofferenze dell'autore diventano quelle di tutti noi. L'elemento autobiografico, la storia personale dell'autore fanno da sfondo al desiderio di scrivere, che Paradiso definisce rifugio e ponte, un modo per recuperare dentro di sé le emozioni ed i sentimenti più nascosti per donarli agli altri. Una ricerca a volte dolorosa perché porta a scavare nell'intimo, a mettere a nudo la propria anima che il poeta esprime molto efficacemente nella poesia intitolata "Cuore mio": ma proprio quando sanguini, / sei esposto, tormentato / io penso, sento, amo: / io vivo, cuore mio. Poesie spesso brevi, a volte senza un titolo, ma tutte caratterizzate da una data, quasi a voler fotografare nel tempo l'istante che le ha generate. Il fluire del tempo, la nostalgia del passato, la voglia di non arrendersi al dolore, il desiderio di crescere, di trasformarsi sono alcuni degli elementi ricorrenti nelle sue poesie. Così in quella che dà il titolo al libro egli dice che tra il velluto di una rosa e la mano c'è sempre una spina e che un acuto dolore è spesso il giusto compenso per quel morbido tocco. Accettazione del dolore, visto anche nei suoi lati positivi, ma non rassegnazione. Voglia di comunicare, di donarsi agli altri come nella poesia "Cirano" che sa di avere tanto amore da non poterlo contenere, ma non riesce ad esprimerlo perché a volte il corpo ti impedisce di volare. La voglia di volare, di esprimersi liberamente, deve spesso scontrarsi con la dura realtà. 
    È una spiacevole sensazione che tutti gli artisti prima o poi provano, lo scontro fra il loro desiderio di "andare oltre" e chi li vorrebbe rinchiudere in schemi ed etichette, vorrebbe imprigionare la loro anima. Molti si fermano, preferiscono non proseguire il cammino, tornare alla realtà. Ma si può veramente fermare la poesia? Paradiso dice di no, sente di voler andare avanti nella sua ricerca poetica sarà bene che mi alzi, / ho ancora da scrivere, / ancora da sognare. E tutti noi vorremmo continuare a sognare con le sue poesie, dalle quali questo articolo ha "rubato" qualche verso (le parti scritte in corsivo) per dare un'idea del contenuto del libro. Ma il consiglio è di non fermarsi a questi piccoli "assaggi" presi qua e là, di accostarsi al testo originale, un piccolo sforzo che non ci costa "quasi niente", ma può aprire i nostri orizzonti. 

    Titolo: Quasi niente
    Autore: Filippo Paradiso
    Traduttore: -
    Editore: Progetto Physis - 1997


    Recensione pubblicata su GioiaViva di Novembre 1997, poi ripresa su Anobii il 05/03/2010
    http://www.anobii.com/books/Quasi_niente/0143c6df9162b8a100/

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