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domenica 15 aprile 2018

Liber uscita - aprile 2018



Qualche mese fa avevo annunciato il prossimo avvio della nuova rubrica "liber_uscita", dedicata alle recenti novità editoriali; poi per varie ragioni l'appuntamento è slittato e parte solo ora, con i testi di due autrici gioiesi, due amiche che da tempo attendevano un mio riscontro sul loro lavoro. 
In realtà nessuna di loro me l'ha mai chiesto, ma mi sembrava doveroso parlare dei loro scritti, come cerco sempre di fare (tempo permettendo) con le persone che stimo, dal punto di vista letterario, ma anche umano.
Mi scuso con loro e con tutti gli altri autori/autrici ancora "in panchina"; spero con questa rubrica di riuscire a dare almeno un po' di visibilità ai loro testi in tempi più celeri.
Mi capita spesso di notare o acquistare libri interessanti che però poi riesco a leggere solo a distanza di parecchi mesi. In questo spazio cercherò di consigliarvi questi testi prima che perdano attualità per poi eventualmente recensirli con calma in un secondo momento.

Il nome dela rubrica unisce scherzosamente il termine libro (liber in latino) con la parola uscita, in un improbabile neologismo che può anche fare riferimento alla libera uscita, la pausa dei militari fuori dalla caserma, il tempo di svago da dedicare magari anche alla lettura di un buon libro.
E così torniamo in tema, dopo un ragiomento un po' contorto . ;-)

Nella prima fase troverete anche libri usciti da parecchi anni, che si affiancheranno a quelli più recenti, come sempre con un occhio di riguardo verso gli autori/autrici non ancora affermati.
Brevi schede volte soprattutto a incuriosire più che a convincere il lettore, a segnalare l'esistenza di testi interessanti da scoprire.

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Librissimo - In una goccia d'aqua

di Mariangela Bia


Un libro sul cambiamento, sulla necessità di crescere, scoprendo le proprie potenzialità e doti nascoste.
Partendo dalla storia di una goccia d'acqua che d'improvviso si ritrova fuori dalla clessidra che la ospitava, dovendo adattarsi alla nuova situazione, Mariangela Bia, psicologa e psicoterapeuta PNLt-bioetica, propone un percorso per ragazzi e adulti che spesso si sentono schiacciati dai mutamenti rapidi e imprevedibili indotti dalla società e dagli eventi, e spesso non riescono a cogliere gli aspetti positivi di un cambio di prospettiva.

  • Titolo: Librissimo - in una goccia d'aqua
  • Autore: Mariangela Bia
  • Editore: Enter
  • Data di Pubblicazione: marzo 2016
  • ISBN: 9788898560189
  • Pagine: 120
  • Formato: brossura
 Link utili

 
 

Ossessioni

di Fausta De Michele

Ritratti di donne e delle loro fragilità, paure, ossessioni.
Storie brevi, spesso narrate come un flusso interiore di pensieri delle protagoniste, con dialoghi scarni e ridotti all'essenziale: Eleonora, Priscilla, Margherita, Martina, etc.; voci diverse che si raccontano e permettono a Fausta Demichele di condurci attraverso piccoli e grandi dolori quotidiani, drammi familiari, storie che vanno a scandagliare ciò che ognuno tende a sedimentare nel proprio intimo.

  • Titolo: Ossessioni
  • Autore: Fausta Demichele
  • Editore: L'Erudita
  • Data di Pubblicazione: giugno 2016
  • ISBN: 9788867701292
  • Pagine: 118
  • Formato: brossura
 Link utili

     

venerdì 14 ottobre 2016

Rispetto per le donne e corretta informazione




Prendo spunto da un incontro tenuto recentemente a Gioia del Colle dalla giornalista Grazia Rongo per consigliare alcune utili risorse pe migliorare l'informazione riguardo alle donne, e in generale a tutte le cosidette categorie deboli (donne, anziani, bambini, stranieri, etc.), tema tornato d'attualità dopo i numerosi casi di cronaca e l'introduzione del reato specifico di femminicidio.

  
Serviva davvero un nuovo termine ?

Francamente non ho mai capito la necessità di coniare un termine specifico per specificare l'uccisione di una donna, quasi in opposizione all'omicidio che, ricordo, indica l'uccisione di un qualsiasi essere umano, indipendentemente dal sesso, dal'età o da altre caratteristiche individuali.
In alcuni casi si tende a differenziare con termini specifici i vari tipi di assassinio (infanticidio, uxoricidio, parricidio, matricidio, strage, pulizia etnica, genocidio, etc) per fini giornalistici o per sottolineare la gravità del reato.
Forse questo era l'intento iniziale anche di chi ha introdotto questo termine, a mio parere doppiamente offensivo per le donne.
Primo perchè usa la parola femmina, generalmente usata in modo dispregiativo al posto di donna o per indicare animali di sesso femminile. Non vorrei che diventasse un modo per considerare questo reato meno grave rispetto all'omicidio, renderlo accettabile in una cultura prettamente maschilista come la nostra.
Non sono un giurista o un linguista e non conosco nello specifico la legge in questione, condivido solo le mie riflessioni personali, fatte quando ho sentito per la prima volta questo termine.
Secondo perchè non esiste un analogo reato di "maschicidio": se viene ucciso un uomo è omicidio, se invece è una donna diventa femminicidio come se fosse qualcosa di diverso, non fosse comunque l'uccisione di un essere umano.
Analogamente esiste il reato di "uxoricidio" ma nessun termine analogo per l'uccisione del marito. Quasi che si desse per scontato che le donne debbano sempre essere vittime.
Purtroppo alcuni recenti vicende hanno tristemente dimostrato che alcune donne sanno essere altrettanto crudeli degli uomini.

Rispetto e informazione corretta
Tanti i casi di cronaca che si sono susseguiti negli ultimi anni, focalizzando e saturando l'attenzione dei mass media, spesso con una indecente attenzione morbosa, in genere volta a scavare nella vita privata della vittima, come a voler trovare le ragioni che hanno portato l'assassino al "folle gesto".
Quante volte abbiamo sentito gli assassini giustificare le loro azioni in nome dell'amore, della gelosia, li abbiamo sentiti dire di essere stati provocati?
Quante volte abbiamo visto le vittime dipinte dai mass media in maniera ambigua, mostrando le loro foto in costume da bagno o comunque poco vestite, o ascoltato commenti del tipo "se l'è cercata?".
E invece nessuna foto degli assassini, giustamente tutelati in nome della privacy fino a sentenza definitiva, per evitare facili processi mediatici, non mettere "il mostro in prima pagina".
Il dovere di cronaca spesso supera il diritto di chi ha perso la vita e dei suoi familiari di non vedere la loro vita privata, intima, scandagliata, radiografata, falsata a volte solo per creare un finto scoop o dare la notizia prima delle emittenti concorrenti.
Informazioni oggi prese arbitrariamente dai social network e che poi rapidamente e senza controllo rimbalzano su tutti i mezzi d'informazione, tornando sulla rete amplificati e con l'avvalllo istituzionale del "l'ha detto il tg".
Nonostante i codici di autoregolamentazione e altri strumenti nati per una informazione corretta e rispettosa, spesso si continuano a dare le notizie in maniera non corretta, a volte anche i giornalisti professionisti compiono imbarazzanti scivoloni informativi, omettendo il necessario controllo delle fonti e soprattutto il doveroso rispetto richiesto in questi casi.
Se non emergono all'attenzione altri casi di cronaca più "interessanti" per il pubblico si continua a ripetere, rielaborare, riciclare quei pochi elementi noti, spesso con la collaborazione di presunti esperti e opinionisti di professione che a volte conoscono poco o niente delle vicende, ma comunque con il loro autorevole parere incidono sulle reazioni dell'opinione pubblica.

La campagna "Io me ne curo"
Per venir fuori da questo calderone mediatico e poter distinguere chi fa informazione in maniera consapevole e rispettosa qualche anno fa alcune giornaliste riunite nel collettivo Gi.U.Li.A (Giornaliste Unite Libere Autonome) hanno realizzato uno spot antiviolenza in cui sottolineano l'importanza delle parole.
 L'importanza di distinguere tra carnefice e vittima e di non infierire mediaticamente su quest'ultima.




Tanti gli ambiti in cui la Giulia ha scelto di impegnarsi, partendo dai diritti delle donne, dalla lotta per la dignità e la fine della strumentalizzazione del corpo femminile, ma anche per la difesa della democrazia, la libertà di informazione e tanti altri temi.
Nata come gruppo di giornaliste unite per il cambiamento, oggi Giulia chiede anche la collaborazione di uomini e donne di buona volontà, non solo giornalisti, che credono nel cambiamento.
Riporto solo un breve stralcio della loro pagina di presentazione:
GIULIA dice basta all'uso della donna come corpo, oggetto, merce e tangente; abuso cui corrisponde una speculare sottovalutazione delle sue capacità e competenze.
Sul loro sito potete trovare il testo completo e i nomi delle giornaliste aderenti a questa rete.

guida Donne Grammatica e Media
C'è ancora molta confusione nel nostro paese riguardo ai nomi dei mestieri o delle cariche pubbliche da attribuire alle donne, ruoli finora tradizionalmente maschili, che in molti ancora fanno fatica a declinare al femminile.
Una mentalità prettamente maschilista, la logica del "finora si è fatto così", la paura delle novità, una certa ignoranza della lingua italiana e delle sue notevoli possibilità e varianti espressive: tanti elementi che hanno contribuito finora a evitare l'uso di certi termini al femminile.
Per aiutare le giornalisti e i giornalisti (e in generale chiunque si occupi di comunicazione) a usare un linguaggio rispettoso delle donne, evitando l'uso di termini inappriopriati o sessisti, è nata la guida Donne, grammatica e media, scaricabile gratuitamente in formato pdf.
Un volumetto agile sulla lingua italiana,  nato dalla collaborazione tra GiULiA e l'Accademia della Crusca, curato da Maria Teresa Manuelli e realizzato dalla linguista Cecilia Robustelli.
Un passo importante per una corretta parità di genere, anche dal punto di vista linguistico, basandosi sulla grammatica, ma anche sul buonsenso.

La guida sottolinea l'abuso di un'immagine della donna come essere inadeguato o addirittura inferiore rispetto all'uomo (il sesso debole) e un uso scorretto di termini maschili riferiti alle donne che occupano cariche istituzionali o svolgono mestieri tradizionalmente maschili, anche quando già esistono alternative valide.
A volte anche le donne si adeguano a questa mentalità, preferendo i termini al maschile come se conferissero un maggior prestigio.
Capita spesso, parlando di donne forti e autorevoli nel loro lavoro, di sentirle definite come "donne con gli attributi", come se una donna non possa essere semplicemente brava nel proprio lavoro, senza dover scimmiottare modelli maschili.
Personalmente trovo odiosa questa espressione (e i suoi analoghi più volgari) anche quando riferita agli uomini, un retaggio di un mentalità arcaica basata solo sull'istinto e la forza fisica.
Purtroppo c'è ancora tanto da fare per cambiare la nostra mentalità, nonostante siano passati quasi trent'anni dal primo studio sul sessismo nella lingua italiana curato dalla linguista Alma Sabatini.
Paradossale che la resistenza a declinare i titoli al femminile riguardi soprattutto ruoli professionali o istituzionali "alti" mentre non incontrano alcun ostacolo quelli che indicano lavori "comuni" come commesso, impiegato, maestro, operaio, parrucchiere, etc.
Triste che non si dica ancora la giudice, la ministra, la prefetta, la sindaca, l'ingegnera, etc. preferendo l'analogo maschile che a volte crea situazioni ambigue.

La guida affronta la questione in maniera dettagliata, suggerendo le alternative più valide e le forme ormai obsolete. Talvolta però restano dubbi o situazioni poco chiare come quando bisogna riferirsi a più persone di sesso diverso.
Le vecchie regole proponevano in questi casi l'uso del maschile inclusivo; una forma rapida e accettata dall'uso comune, ma non priva di ambiguità lessicali e che di fatto nascondeva la presenza della componente femminile.
Oggi giustamente si cerca di fare le opportune distinzioni di genere, ma a volte si è costretti ad
appesantire il linguaggio con ripetizioni o lunghe perifrasi "di compromesso".
Alcuni esempi:
  • I ragazzi vanno a scuola (non sappiamo se ci sono anche ragazze)
  • Le ragazze vanno a scuola (erano sono di sesso femminile)
  • Le ragazze e i ragazzi vanno a scuola (forma che include tutti, ma più lunga).
Nella terza forma in genere si mette prima in termine femminile (forse per cavalleria), ma credo non ci sia ancora una regola fissa.
In alternativa al maschile inclusivo a volte si usano delle formule neutre, senza riferimenti all'identità sessuale oppure verbi in forma impersonale o passiva.
Spesso sono le anche le donne a preferire l'uso delle forme maschili per le professioni, come se conferissero una maggiore dignità e autorevolezza e questo certamente rallenta il processo di cambiamento perchè finisce per disorientare i lettori.
Conlcludono la guida una breve presentazione della rete Gi.U.Li.A (Giornaliste Unite Libere Autonome) e delle sue attività e un utile vocabolario sintetico delle professioni. declinate al maschile e al femminile.






martedì 8 marzo 2016

Libera me, lungometraggio di Sarah Iles, Max Aiello e Piero De Luca


Qualche mese fa mi hanno segnalato su FB la pagina dedicata al lungometraggio Libera me, scritto da Sarah Iles, di cui seguivo il vecchio blog Sulle parole.
Navigando nella pagina e cercando informazioni in rete sul progetto, ho potuto vedere alcuni trailer di questo film, dedicato alla violenza domestica, che mi hanno incuriosito e affascinato.
Ho pensato di proporlo oggi,  in occasione della Festa della Donna, per riflettere su un problema purtroppo ancora attuale.

Il mio augurio per tutte le donne, per tutti noi, che la violenza fisica e psicologica possa un giorno diventare solo un brutto ricordo del passato.

locandina di Libera me


Premetto che non è semplice descrivere un film senza averlo ancora visto per intero; al momento posso basare le mie considerazioni solo sulle informazioni e gli spezzoni trovati in rete.
Libera me è un film che tratta con coraggio il tema della violenza sulle donne, soffermandosi soprattutto sul lato psicologico, spesso messo in secondo piano rispetto alle vessazioni fisiche, ma che forse scava solchi ancora più profondi nell'animo della vittima. Un vero viaggio all'interno della psiche umana che unisce drammaticità e colpi di scena a momenti di riflessione.

Fabiola Rigano
Sono stato subito catturato dallo sguardo magnetico e dal viso delicato ed espressivo della protagonista Sabrina, interpretata dall'esordiente Fabiola Rigano, attrice molto brava a esternare le emozioni contrastanti di questa giovane donna, prima immensamente felice di andare finalmente a convivere col suo fidanzato Alessandro e poi spaventata dal suo improvviso cambiamento di carattere e di atteggiamenti, dai suoi repentini sbalzi d'umore.


L'uomo, interpretato da un convincente Alessandro Fricano Gagliardo, si mostra prima premuroso e
innamorato, ma presto diventa  geloso, possessivo, paranoico, violento, sia verbalmente che fisicamente, tenendola continuamente nell'ansia, nella paura e trasformando la sua vita in un incubo, da cui tenta ripetutamente di fuggire. Uno stato continuo di soggezione psicologica che la porta al limite della follia, facendole quasi perdere il contatto con la realtà.

Sara Iles
L'autrice Sarah Iles definisce la storia "un viaggio nell'anima di Sabrina".
Un progetto nato quasi per caso, durante una chiacchierata davanti ad un caffè con il regista Max Aiello, che lo ha diretto  insieme a Piero De Luca, avvalendosi delle coinvolgenti musiche di Marcello Salamone.
Un gruppo di lavoro affiatato, impegnato nella selezione degli attori/attrici per un nuovo  progetto cinematografico che dovrebbe prendere forma nei  prossimi mesi.


Alessandro Fricano Gagliardo
Nonostante il budget minimo, i registi sono riusciti a riunire un cast di giovani attori di talento e a coinvolgerli in quello che inizialmente doveva essere solo un breve spot contro la violenza domestica.
"Abbiamo tentato di esplorare la psiche umana, cercare di entrare negli ingranaggi della mente umana provando a individuare i meccanismi che si innescano quando qualcosa va storto" hanno detto i protagonisti di questo lungometraggio non facile da interpretare, da vivere.
Completano il cast Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Il lungometraggio è stato girato a Bagheria, città d'origine dei due registi, negli scenari naturali del lungomare e del faro di Mongervino e a Santa Flavia in provincia di Palermo ed è stato proiettato in prima assoluta il 29 aprile e il 13 Maggio presso il Cine Excelsior di Bagheria.
Queste finora le uniche occasioni per vedere il film, non disponibile per il grande pubblico perché in gara in concorsi che richiedono opere non ancora proiettate nelle sale cinematografiche.
Dovremo avere ancora un po' di pazienza e tifare per questa pellicola che nel 2015 ha raccolto vari riconoscimenti e partecipazioni a importanti festival cinematografici a livello internazionale.
L'augurio è che possa presto essere visto e apprezzato anche dal pubblico italiano.

il cast di Libera me

Riconoscimenti internazionali - 2015
  
Los Angeles Cine Fest 2015: Official Selection - Best Feature Film
Libera me ha vinto nel 2015  con il  il massimo dei voti e il miglior parere valutativo, la categoria Lungometraggi al “Los Angeles cine Fest“, festival del Cinema Indipendente Internazionale, unico italiano dei 24 lungometraggi selezionati nella fase preliminare tra gli oltre 850 pervenuti.
Vittoria prestigiosa che ha permesso alla pellicola di accedere, come premio riservato ai vincitori di questa manifestazione, in concorso al Sunset Film Festival  svoltosi a maggio 2015 a Los Angeles, che vede annualmente riunire esponenti della Academy, con una visibilità a livello mondiale.


Color International Film Festival of India 2015: Narrative Feature
Libera me è stato selezionato al CIFFI (Color International Film Festival of India), festival alla sua seconda edizione che si svolge a  Ahmedabad e quest'anno ha ricevuto oltre 600 film provenienti da ogni parte del mondo.
"Il film, oltre a rappresentare un'attualissima problematica indiana, spicca per la toccante naturalezza interpretativa e per l'interessante simbiosi regia/soggetto che ne fanno un prodotto indipendente di buon livello" - si legge in una note degli organizzatori dell'evento. Per l'intero cast é naturalmente motivo di soddisfazione ma nello stesso tempo di riflessione su quanto il delicato tema della violenza domestica sia tristemente un fenomeno mondiale.

BIFF Boston Independent Film Festival 2015: Selezione ufficiale
Libera me è stato selezionato alla terza edizione del BIFF (Boston Indipendent Internationa Film Festival). Dopo una selezione accurata e pignola dei 198 lungometraggi presentati, Libera me è stato incluso, unico film italiano, nei 7 titoli ammessi alla fase finale.



Libera me inoltre a settembre 2015 è entrato in finale al Miami International Film FEST e al Bar Independent Film FEST di Montenegro, selezionato, in una rosa di oltre 300 film provenienti da ogni parte del mondo, in una prima fase e successivamente inserito nel palinsesto dei film giunti alla fase finale delle manifestazioni.
Il film è stato proiettato in entrambi i festival nel mese di ottobre 2015 e parteciperà a un evento speciale che si terrà a Miami a fine aprile 2016.
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Libera me in breve  

i registi Piero De Luca e Max Aiello
Libera me
scritto da Sarah Iles
diretto da Piero De Luca e Max Aiello.
Interpretato da Fabiola Rigano, Alessandro Fricano Gagliardo, Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Musiche Marcello Salamone.

Maggiori informazioni nella scheda su Filmitalia.




Trailer
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Ringrazio l'autrice Sarah Iles per i chiarimenti, il regista Piero De Luca per i trailer presi dalla sua pagina YouTube e i giornali online La voce di Bagheria, Bagheria News, Quotidiano di Sicilia e CefaluNews, il Comune di Bagheria e altri siti da cui ho tratto le informazioni sul film. 





 
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Aggiornamento 10/07/2019
Ho finalmente visto il film "Libera me", disponibile online su Youtube, e la visione ha confermato il giudizio positivo che avevo dato vedendo i soli trailer.

Il lungometraggio "Libera me" è disponibile in versione con sottotitoli in inglese all'indirizzo
https://www.youtube.com/watch?v=ZsOBSMXauWg&t
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domenica 14 febbraio 2016

La sartoria di Matilde (Chiara Curione)



Conosco da tempo Chiara Curione, concittadina e amica di famiglia, ma avevo sempre rimandato la lettura del suo primo lavoro "La sartoria di Matilde", una bella storia di amicizia tra generazioni diverse, ritenendolo forse un po' lontano dai miei gusti.

Un testo pubblicato  nel 2000, riproposto nel 2011 in una nuova versione solo digitale curata da Edizioni Esordienti Ebook, che purtroppo solo adesso sono riuscito a leggere e commentare.
Dopo questo libro d'esordio, Chiara Curione ha pubblicato anche Le imprese di Federico II, Una ricetta per la felicità, Un eroe dalla parte sbagliata e Il tramonto delle aquile.

P.S. Mentre terminavo questa premessa ho scoperto un interessante articolo che racconta la storia della nascita di questo libro e della sua copertina.



copertina di La sartoria di Matilde

Lisa è una donna sulla soglia dei cinquant'anni,  insoddisfatta della vita, che sfoga nel cibo le proprie insicurezze e fa un uso massiccio di tranquillanti, soprattutto dopo aver scoperto che suo marito Paolo le ha sempre nascosto la difficile situazione economica della propria azienda.
Ha sempre scambiato i silenzi e l'atteggiamento apatico dell'uomo per segni di disinteresse nei suoi confronti, senza mai sospettare le reali motivazioni.
Per farla uscire dalla depressione e dai sensi di colpa, sua zia Rosa le propone di assistere Matilde, ex proprietaria della sartoria presso cui l'energica ottantenne aveva lavorato in gioventù, ora vedova quasi novantenne e con gravi problemi di vista.
L'incontro con questa donna forte e saggia cambierà la  vita di Lisa, insegnandole a mettere ordine sia nelle cose, sia nella propria vita, restituendole pian piano fiducia in se stessa e l'ammirazione dei figli Antonio e Marco.


Il romanzo è scritto in forma di diario, ambientato nella provincia barese sul finire degli anni '90, e alterna la storia dell'amicizia tra Lisa e Matilde ai ricordi dell'anziana donna, brevi flash di un passato forse per anni sepolto nella memoria e che forse solo la vicinanza di Lisa ha fatto risvegliare, davanti a un dolce da preparare o un gelato preso ai tavolini del bar della piazza.
L'autrice non nomina mai espressamente Gioia del Colle, paese in cui le vicende si svolgono e in cui anch'io vivo. È stato piacevole ritrovare luoghi familiari e cercare di riconoscere personaggi e avvenimenti che hanno ispirato la narrazione, a volte forse un po' lenta nel raccontare la storia di Lisa e della sua famiglia. Soprattutto il tormentone delle gocce prese per dormire, che segna il tempo delle giornate della donna e a volte appesantisce inutilmente la narrazione.
Molto più avvincente la storia del contrastato amore tra Laura e Filippo, inserito abilmente "a piccoli sorsi" nelle chiacchierate tra le donne, una sorta di narrazione parallela che appassiona il lettore.
Tra i personaggi "secondari" merita sicuramente una menzione zia Rosa, sempre pronta a dare il consiglio giusto per smuovere una situazione troppo statica.
L'importanza dell'amicizia tra persone di età diverse, dell'ascolto, di ritrovare la fiducia in se stessi, di riscoprire il passato sono il messaggio positivo che l'autrice Chiara Curione ha voluto consegnarci in questo suo primo lavoro.

Titolo: La sartoria di Matilde
Autore: Chiara Curione
Traduttore: -
Editore: Edizioni Esordienti E-book (03 aprile 2011)
ISBN:  978-88-6690-008-5
ASIN: B007R7ZDKG
Scheda cartaceo: IBS | Amazon
Lunghezza stampa: 118 
Scheda ebook: IBS | Amazon | BookRepublic | Streetlib | Google Libri
Dimensioni file: 233 KB
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Recensione pubblicata anche su Braviautori il14/02/2016
http://www.braviautori.com/book_la-sartoria-di-matilde.html



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