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martedì 8 marzo 2016

Libera me, lungometraggio di Sarah Iles, Max Aiello e Piero De Luca


Qualche mese fa mi hanno segnalato su FB la pagina dedicata al lungometraggio Libera me, scritto da Sarah Iles, di cui seguivo il vecchio blog Sulle parole.
Navigando nella pagina e cercando informazioni in rete sul progetto, ho potuto vedere alcuni trailer di questo film, dedicato alla violenza domestica, che mi hanno incuriosito e affascinato.
Ho pensato di proporlo oggi,  in occasione della Festa della Donna, per riflettere su un problema purtroppo ancora attuale.

Il mio augurio per tutte le donne, per tutti noi, che la violenza fisica e psicologica possa un giorno diventare solo un brutto ricordo del passato.

locandina di Libera me


Premetto che non è semplice descrivere un film senza averlo ancora visto per intero; al momento posso basare le mie considerazioni solo sulle informazioni e gli spezzoni trovati in rete.
Libera me è un film che tratta con coraggio il tema della violenza sulle donne, soffermandosi soprattutto sul lato psicologico, spesso messo in secondo piano rispetto alle vessazioni fisiche, ma che forse scava solchi ancora più profondi nell'animo della vittima. Un vero viaggio all'interno della psiche umana che unisce drammaticità e colpi di scena a momenti di riflessione.

Fabiola Rigano
Sono stato subito catturato dallo sguardo magnetico e dal viso delicato ed espressivo della protagonista Sabrina, interpretata dall'esordiente Fabiola Rigano, attrice molto brava a esternare le emozioni contrastanti di questa giovane donna, prima immensamente felice di andare finalmente a convivere col suo fidanzato Alessandro e poi spaventata dal suo improvviso cambiamento di carattere e di atteggiamenti, dai suoi repentini sbalzi d'umore.


L'uomo, interpretato da un convincente Alessandro Fricano Gagliardo, si mostra prima premuroso e
innamorato, ma presto diventa  geloso, possessivo, paranoico, violento, sia verbalmente che fisicamente, tenendola continuamente nell'ansia, nella paura e trasformando la sua vita in un incubo, da cui tenta ripetutamente di fuggire. Uno stato continuo di soggezione psicologica che la porta al limite della follia, facendole quasi perdere il contatto con la realtà.

Sara Iles
L'autrice Sarah Iles definisce la storia "un viaggio nell'anima di Sabrina".
Un progetto nato quasi per caso, durante una chiacchierata davanti ad un caffè con il regista Max Aiello, che lo ha diretto  insieme a Piero De Luca, avvalendosi delle coinvolgenti musiche di Marcello Salamone.
Un gruppo di lavoro affiatato, impegnato nella selezione degli attori/attrici per un nuovo  progetto cinematografico che dovrebbe prendere forma nei  prossimi mesi.


Alessandro Fricano Gagliardo
Nonostante il budget minimo, i registi sono riusciti a riunire un cast di giovani attori di talento e a coinvolgerli in quello che inizialmente doveva essere solo un breve spot contro la violenza domestica.
"Abbiamo tentato di esplorare la psiche umana, cercare di entrare negli ingranaggi della mente umana provando a individuare i meccanismi che si innescano quando qualcosa va storto" hanno detto i protagonisti di questo lungometraggio non facile da interpretare, da vivere.
Completano il cast Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Il lungometraggio è stato girato a Bagheria, città d'origine dei due registi, negli scenari naturali del lungomare e del faro di Mongervino e a Santa Flavia in provincia di Palermo ed è stato proiettato in prima assoluta il 29 aprile e il 13 Maggio presso il Cine Excelsior di Bagheria.
Queste finora le uniche occasioni per vedere il film, non disponibile per il grande pubblico perché in gara in concorsi che richiedono opere non ancora proiettate nelle sale cinematografiche.
Dovremo avere ancora un po' di pazienza e tifare per questa pellicola che nel 2015 ha raccolto vari riconoscimenti e partecipazioni a importanti festival cinematografici a livello internazionale.
L'augurio è che possa presto essere visto e apprezzato anche dal pubblico italiano.

il cast di Libera me

Riconoscimenti internazionali - 2015
  
Los Angeles Cine Fest 2015: Official Selection - Best Feature Film
Libera me ha vinto nel 2015  con il  il massimo dei voti e il miglior parere valutativo, la categoria Lungometraggi al “Los Angeles cine Fest“, festival del Cinema Indipendente Internazionale, unico italiano dei 24 lungometraggi selezionati nella fase preliminare tra gli oltre 850 pervenuti.
Vittoria prestigiosa che ha permesso alla pellicola di accedere, come premio riservato ai vincitori di questa manifestazione, in concorso al Sunset Film Festival  svoltosi a maggio 2015 a Los Angeles, che vede annualmente riunire esponenti della Academy, con una visibilità a livello mondiale.


Color International Film Festival of India 2015: Narrative Feature
Libera me è stato selezionato al CIFFI (Color International Film Festival of India), festival alla sua seconda edizione che si svolge a  Ahmedabad e quest'anno ha ricevuto oltre 600 film provenienti da ogni parte del mondo.
"Il film, oltre a rappresentare un'attualissima problematica indiana, spicca per la toccante naturalezza interpretativa e per l'interessante simbiosi regia/soggetto che ne fanno un prodotto indipendente di buon livello" - si legge in una note degli organizzatori dell'evento. Per l'intero cast é naturalmente motivo di soddisfazione ma nello stesso tempo di riflessione su quanto il delicato tema della violenza domestica sia tristemente un fenomeno mondiale.

BIFF Boston Independent Film Festival 2015: Selezione ufficiale
Libera me è stato selezionato alla terza edizione del BIFF (Boston Indipendent Internationa Film Festival). Dopo una selezione accurata e pignola dei 198 lungometraggi presentati, Libera me è stato incluso, unico film italiano, nei 7 titoli ammessi alla fase finale.



Libera me inoltre a settembre 2015 è entrato in finale al Miami International Film FEST e al Bar Independent Film FEST di Montenegro, selezionato, in una rosa di oltre 300 film provenienti da ogni parte del mondo, in una prima fase e successivamente inserito nel palinsesto dei film giunti alla fase finale delle manifestazioni.
Il film è stato proiettato in entrambi i festival nel mese di ottobre 2015 e parteciperà a un evento speciale che si terrà a Miami a fine aprile 2016.
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Libera me in breve  

i registi Piero De Luca e Max Aiello
Libera me
scritto da Sarah Iles
diretto da Piero De Luca e Max Aiello.
Interpretato da Fabiola Rigano, Alessandro Fricano Gagliardo, Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Musiche Marcello Salamone.

Maggiori informazioni nella scheda su Filmitalia.




Trailer
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Ringrazio l'autrice Sarah Iles per i chiarimenti, il regista Piero De Luca per i trailer presi dalla sua pagina YouTube e i giornali online La voce di Bagheria, Bagheria News, Quotidiano di Sicilia e CefaluNews, il Comune di Bagheria e altri siti da cui ho tratto le informazioni sul film. 





 
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Aggiornamento 10/07/2019
Ho finalmente visto il film "Libera me", disponibile online su Youtube, e la visione ha confermato il giudizio positivo che avevo dato vedendo i soli trailer.

Il lungometraggio "Libera me" è disponibile in versione con sottotitoli in inglese all'indirizzo
https://www.youtube.com/watch?v=ZsOBSMXauWg&t
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giovedì 29 ottobre 2015

I viaggi di Tiziano Terzani 02




Nella prima parte dell'articolo/recensione dedicato al giornalista scrittore Tiziano Terzani ho parlato del suo strano periodo senza viaggiare in aereo raccontato in "Un indovino mi disse".
Dopo qualche anno Terzani ha dovuto affrontare una prova più impegnativa: dopo la scoperta di un tumore ha deciso di trasformare il suo lungo viaggio alla ricerca di una terapia alternativa in un reportage su usi, credenze e tradizioni dei paesi orientali e, soprattutto, in un cammino interiore per ritrovare la serenità, unico rimedio davvero efficace per affrontare ogni terapia e sperare di poter sconfiggere la malattia.


Un altro giro di giostra


Tiziano Terzani nel 1997, alla soglia dei 59 anni, scopre di avere un tumore e, su consiglio di un collega, parte per gli Stati Uniti per curarsi presso il MSKCC di New York, una clinica all'avanguardia nella cura del cancro.
Sceglie di partire da solo, nonostante le rimostranze di sua moglie Angela e dei suoi figli, trasferendosi in un monolocale in affitto, riducendo al minimo i contatti con gli altri.
Dopo tanti anni dedicati a indagare sulle vicende degli altri, a raccontare notizie da mezzo mondo, Terzani sente il bisogno di un periodo di riposo, di solitudine, lontano da guerre, rivoluzioni, alluvioni, terremoti,  di doversi occupare della propria vita.
"Finalmente ero libero" scrive di quel periodo, dedicato alle cure, alle corse nel parco, alla lettura, alla meditazione, alle chiacchiere occasionali con la gente comune, senza scadenze o impegni da rispettare.
Per non assistere allo stillicidio della perdita dei capelli dovuta alla chemioterapia sceglie di tagliarli a zero e di abbandonare il suo consueto abbigliamento orientale per una semplice tuta ginnica per non attirare l'attenzione e confondersi tra la gente comune.
Dopo le prime visite mediche, le prime cure,  Terzani si rende conto di non condividere l'approccio dei medici, focalizzati solo sulla malattia, sui sintomi e le terapie, senza mai guardare alla persona nella sua interezza, considerata solo come una macchina rotta da riparare.
Ripensa alle massime di saggezza sentite da tanti personaggi incontrati nel corso del suo lavoro, agli strani guaritori incontrati sul suo cammino e, approfittando di un periodo di pausa di tre mesi tra i cicli di terapia, decide di affrontare un nuovo viaggio, di concedersi un altro giro di giostra, alla ricerca di cure alternative per il proprio tumore.
Non perde fiducia nella medicina occidentale, nei medici-aggiustatori di New York, come lui li definisce scherzosamente, cui ha comunque affidato la propria sopravvivenza, ma sente che manca ancora qualcosa, una visione "olistica" come si dice adesso, che non lo consideri solo un insieme di organi da curare, ma come una persona che soffre.
Parte per l'India, la Thailandia, le Filippine, Boston, Hong Kong, Benares; si spinge fin sulle cime dell'Himalaya alla ricerca di una cura, ma soprattutto per disintossicarsi dalle medicine, dalla mentalità consumistica occidentale e ritrovare la propria pace interiore, rafforzata dalla pratica di yoga, meditazione, reiki e altro.
Incontra medici e guaritori di ogni genere, prova strane pozioni e trattamenti miracolosi, raccogliendo in ogni luogo voci discordanti sulla reale efficacia di tali terapie. Un viaggio personale, alla ricerca di un rimedio per il suo tumore, che diventa una sorta di reportage sulle medicine alternative.
Fino a rendersi conto che forse la cura non è tanto nei rimedi, nelle medicine, ma nella fiducia in chi la propone, in quel rapporto speciale che si crea tra medico e paziente che rende plausibile e, a volte, efficace qualunque cura.
In questo viaggio fisico e interiore alla ricerca della purificazione intraprende vari percorsi spirituali, in cui coniuga il suo atteggiamento scettico, che lo tiene al riparo dai ciarlatani, con un profondo rispetto per le altre tradizioni religiose, lavorando con umiltà, senza mai far pesare il fatto di essere un noto giornalista occidentale.
Per un periodo sceglie addirittura di diventare "Anam", il Senzanome, mettendo da parte nome, professione, ricordi, si ritira in uno spartanissimo ashram, dedicandosi allo studio dei classici dell'induismo e al canto degli inni vedici.
In questo libro si intrecciano introspezione, ricerca interiore e cronaca di usanze e credenze dei paesi orientali. Un continuo confronto tra oriente e occidente, senza mai schierarsi in favore dell'uno o dell'altro, arricchito da tanti aneddoti, incontri, storielle curiose per riflettere sui diversi modi di affrontare la malattia e la vita in generale.
Terzani riflette anche sulla solitudine di chi soffre, l'incomprensione di amici e parenti, l'indifferenza di tanti nei confronti dei malati, i sogni e le speranze di chi cerca comunque una strada per guarire.
Comprende la necessità di unire le moderne cure occidentali all'antica saggezza orientale, all'omeopatia e altre cure alternative.
Insiste sulla differenza di approccio tra occidente, focalizzato sulla cura della malattia, del singolo organo malato, e oriente che punta invece sulla cura dell'intera persona, unendo alla cura del corpo la ricerca del proprio equilibrio interiore.
Terzani è molto bravo a raccontare, unendo elementi di tradizioni religiose e culturali diverse, scrutando con l'occhio attento di chi riesce a vedere quei piccoli particolari che i più ignorano, narrando con ricchezza di particolari le storie e leggende locali e aiutandoci a conoscere meglio quei mondi per noi così lontani.
Offre un ritratto realistico dell'India, con tutte le sue contraddizioni, i suoi miti, la sua millenaria saggezza messa in pericolo dalla crescente modernizzazione.
Racconta di come sia cambiata negli anni, di come il Tibet, un tempo meta privilegiata di chi cercava una purificazione interiore, oggi stia diventando solo una fonte di spiritualità d'elite, ad alto costo.
Durante il suo viaggio Terzani si affida  alle terapie più disparate, mantenendo sempre un sano scetticismo di fondo che gli consente di individuare le bufale, ma forse, nota a volte, gli impedisce anche di immergersi completamente nella cura, di farla divenire efficace.
Spesso sottolinea la propria difficoltà a identificarsi con il gruppo degli altri "malati" e ad accettare l'idea della propria morte, la difficoltà di andare oltre gli schemi mentali, le abitudini, di accettare modi di rapportarsi alla realtà tanto diversi dalla mentalità europea. La difficoltà di andare oltre il consueto autocontrollo e scetticismo, oltre i propri limiti caratteriale, di fidarsi di chi gli propone cose apparentemente senza senso.
Ironizza sulle consuetudini mediche che considerano un paziente "guarito" se è ancora vivo a cinque anni dalla malattia, dimenticando chi è morto dopo sei o sette anni.
In questo percorso di purificazione nascono alcune scelte che hanno caratterizzato i suoi ultimi anni: diventare vegetariano, meditare e imparare l'importanza del silenzio, fare yoga, distaccarsi periodicamente dalla vita consueta per rifugiarsi sulle pendici dell'Himalaya.
Un isolamento che abbandonerà solo nell'ultimo periodo per dedicare le sue ultime energie per diffondere un messaggio di pace in sintonia con la campagna Fuori l'Italia dalla guerra promossa da Emergency e altre associazioni pacifiste.

Per approfondire


Gino Strada e Tiziano Terzani durante la campagna Fuori l'Italia dalla guerra



lunedì 19 ottobre 2015

I viaggi di Tiziano Terzani 01


In genere evito di consigliare libri di autori molto noti, sia perchè già ampiamente pubblicizzati da altri più competenti di me, sia perchè spesso i best seller non offrono testi all'altezza dell'efficace campagna promozionale che li sostiene.
Ho letto recentemente due libri del giornalista Tiziano Terzani (Un indovino mi disse e Un'altro giro di giostra) che mi sono piaciuti molto e mi è sembrato giusto dedicare loro qualche riga anche per la particolarità di questi viaggi fisici e interiori nello stesso tempo, alla scoperta di luoghi lontani, ma anche del proprio io.

Vista la lunghezza dell'articolo, ho preferito dividerlo in due parti.


Tiziano Terzani
Tiziano Terzani è stato un bravo giornalista-scrittore, per anni corrispondente estero del settimanale tedesco Der Spiegel, testimone diretto,  "scomodo e non schierato", di molti avvenimenti che hanno cambiato la storia.
Un personaggio fuori dagli schemi, che parlava molte lingue e riusciva a essere sempre se stesso, sia davanti ai potenti della terra che di fronte alle persone più umili che incontrava.
Negli ultimi anni aveva anche assunto un abbigliamento e stile di vita orientale che mi ha sempre incuriosito. All'inizio pensavo che il suo vestirsi sempre tutto di bianco, con una lunga barba bianca "da santone", fosse solo un vezzo per farsi notare. Poi, leggendo i suoi scritti, ho capito che invece era parte di uno stile di vita, un modo per non sentirsi straniero, estraneo ai paesi e ai popoli con cui veniva in contatto, pur mantenendo sempre la sua identità italiana.
Il suo aspetto orientale e la conoscenza delle lingue locali gli hanno spesso permesso di arrivare in luoghi altrimenti inaccessibili per un occidentale, ma anche destato sospetti e causato problemi con le autorità locali.
Dichiarò una volta di aver cominciato a scrivere libri per riappropriarsi dellla propria lingua dopo aver vissuto in tanti paesi diversi e scritto per anni solo in tedesco. Una vasta produzione letteraria, che comprende libri ambientati in paesi e tempi diversi, reportage giornalistici e note biografiche, ai primi posti nelle classifiche di vendita anche a parecchi anni di distanza dalla sua morte.

I due testi che ho avuto modo di leggere finora raccontano due periodi particolari di Terzani, l'anno in cui scelse di non utilizzare l'aereo e il lungo viaggio alla ricerca di una cura alternativa per il tumore che lo aveva colpito.
Pur essendo opere indipendenti, consiglio di leggerle secondo l'ordine cronologico per poter apprezzare meglio i rimandi tra le due opere e i personaggi comuni.

Un indovino mi disse


Un indovino mi disseNel 1976 Terzani si trova a Hong Kong e un vecchio indovino cinese lo avverte di evitare di volare nel 1993 per evitare un grave pericolo.
Una predizione precisa, che parla di un rischio abbastanza usuale per un inviato di guerra abituato ad affrontare ogni difficoltà, che rimane per anni nascosta nel suo cuore. Negli ultimi mesi del 1992 il pensiero torna insistente a quelle parole e inspiegabilmente lo scettico Terzani decide di prendere sul serio quella profezia.
Una decisione non facile da spiegare agli altri, forse neanche a se stesso, che stravolge completamente i suoi ritmi di vita e di lavoro, imponendogli l'uso di mezzi di trasporto alternativi: macchina, treno, nave. Una scelta originale, per alcuni forse folle, che fortunatamente viene condivisa dal suo giornale che gli permette questo ritorno al passato, non privo di oggettive difficoltà: tornare a valutare i tempi e le distanze, prevenire gli imprevisti e gli ostacoli sul cammino.

Muoversi lentamente gli consente però di vedere le cose in maniera diversa, di riscoprire l'incontro con la gente comune, fare conoscenze interessanti, sfruttando la sua padronanza delle lingue locali. Gli permette soprattutto di riscoprire la vita reale dei posti visitati, lontano dall'omologazione  di alberghi e aeroporti, ormai identici in tutto il mondo, di cogliere piccoli particolari che in genere la fretta ci porta a ignorare.

In questo viaggio Terzani aggiunge anche una sua personale ricerca dei migliori maghi, indovini, veggenti di ogni paese visitato, alla ricerca di notizie sul proprio futuro; un mosaico di predizioni, terapie e consigli, raramente coincidenti tra loro e di strani personaggi, maghi, indovini, guaritori, offrendo un ampio spaccato delle credenze, leggende e superstizioni dei vari popoli.
Il suo atteggiamento leale, che unisce ironia e scetticismo toscano e rispetto delle tradizioni locali, viene apprezzato dagli interlocutori, che cominciano anche a parlare della loro vita, della loro storia.
In certi momenti sembra che i ruoli si ribaltino e Terzani, pur non presentandosi quasi mai come giornalista, riesce a fare delle vere e proprie interviste, dei ritratti delle persone incontrate.
Tornando in posti già visitati in passato riesce anche a offrire un quadro preciso dei cambiamenti avvenuti nel frattempo, spesso notando con amarezza quanto l'oriente mistico si stia oggi omologando alla modernità, facendo morire le proprie antiche tradizioni e omologandosi all'occidente.

Arricchiscono il testo una serie di aneddoti tratti dalla sua lunga esperienza in Asia, il racconto dei dialoghi con gente comune e personaggi famosi, di storie e leggende locali.
Laos, Thailandia, Birmania, Malesia, Malacca, Singapore, Sumatra, Cambogia, Vietnam, Cina, Mongolia, Russia, Inghilterra; tanti i paesi incrociati in questo viaggio particolare, dovendo spesso compiere lunghi giri e affrontare ostacoli burocratici per poter arrivare a destinazione.


Continua...





martedì 30 luglio 2013

Lucky Starr e le lune di Giove (Isaac Asimov)

Nuova recensione sul ciclo di Lucky Starr, quinto racconto dedicato al pianeta Giove.

Giove è considerato il gigante del Sistema Solare, da molti scienziati ritenuto una "stella mancata", troppo grande per restare un semplice pianeta, ma troppo piccolo e vicino al Sole per far "accendere la fusione nucleare" e brillare di luce propria.
Una forza di gravità enorme, aveva sempre impedito all'uomo di avvicinarsi a questo gigante gassoso fino a quando il
Consiglio delle Scienze non ha progettato il motore "Agrav", un sistema rivoluzionario per immagazzinare e riutilizzare la gravità come mezzo di propulsione.
Un progetto talmente strategico e segreto che tutti gli scienziati e i tecnici che ci lavorano sono stati relegati in un base sotterranea su Giove Nove, un piccolo e isolato satellite. Nonostante le precauzioni e i mille controlli sull'equipaggio alcune informazioni top secret sono state sottratte e rese note ai tradizionali nemici di Sirio, potenza da sempre in lotta con la Terra.
Un evento imspiegabile, su cui finora hanno indagato vanamente le migliori menti terrestri. Come sempre il Consiglio delle Scienze decide di affidarsi al suo asso David Lucky Starr e al suo amico marziano Bigman (e alla loro creatura venusiana). Una indagine in un ambiente apertamente ostile agli estranei, tra gente preoccupata solo di non rallentare il viaggio inaugurale della prima nave Agrav o di evitare ulteriori indagini sul proprio passato, per cercare di individuare la spia senza compromettere il progetto.
In questo romanzo dominano le descrizioni della grandiosità di Giove, come immaginata in quegli anni, prima che le sonde Voyager cominciassero a rivelarci i suoi segreti, il vero volto del gigante.

Titolo: Lucky Starr e gli Lune di Giove
Autore: Isaac Asimov
Traduttore: Lidia Lax e Diana Geordiacodis
Editore: Mondadori

Recensione pubblicata su Braviautori il 24/05/2013
http://www.braviautori.com/book_lucky-starr-e-le-lune-di-giove.html

sabato 13 luglio 2013

Perchè mi piace l'alba (Manuela Vasco)


Gli incontri più belli a volte accadono per caso. Mentre pubblicizzavo i miei scritti tra i contatti FB ho scoperto che anche Manuela stava scrivendo un libro, una sua passione che non conoscevo.
Uno scambio di link e la curiosità di leggere l'anteprima e poi finalmente la gioia di poter vedere l'opera finita, a mio parere con ottimi risultati.

 

Perchè mi piace l'alba
Una storia intensa, dichiaratamente ispirata ai film di Pedro Almodovar, un viaggio nel mondo sommerso dei transessuali e del degrado morale che li circonda e di cui spesso sono vittime più o meno consapevoli.
Chi è davvero Hernando, in fuga dal suo Brasile e dai fantasmi del suo passato? Lo impareremo pian piano, seguendo il suo viaggio, i suoi incontri, raccontati con uno stile diretto, a volte crudo, in cui anche le scene di sesso appaiono pienamente funzionali alla narrazione.
Una storia in cui emerge un forte senso dell'amicizia e della solidarietà tra persone ai margini;  la profonda umanità di Hernando, Adel, Azarita, don Giulio, Clara, nonostante le loro vite al di fuori dei "normali" canoni morali di una società spesso perbenista solo a parole.
La prostituzione rimane in molti casi l'unico modo per fare soldi; a volte scelta, a volte imposta dalle circostanze, vissuta come un "mestiere", quasi naturale conseguenza dell'essere "diversa".
Una buona prova per l'autrice Manuela Vasco; una storia ambientata tra Rio e Milano, alternando passato e presente della protagonista, usando spesso periodi molto lunghi, che quasi non lasciano respiro, facendo risaltare il concitato flusso delle idee.
Forse un maggior uso del punto e virgola avrebbe agevolato la lettura di questo testo, comunque ben scritto, soprattutto nelle frasi più lunghe.

Titolo: Perché mi piace l'alba
Autore: Manuela Vasco
Traduttore: -
Editore: Amazon

Recensione pubblicata su Braviautori il 14/07/2013
http://www.braviautori.com/book_perche-mi-piace-l-alba.html
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Al momento il libro è disponibile solo su Amazon in formato Kindle
 Perchè mi piace l'alba

Per informazioni 
Pagina Facebook Perché mi piace l'alba


sabato 6 luglio 2013

Ciao Vito Osvaldo!


La notizia dell'improvvisa morte di Vito Osvaldo Angelillo (per tutti Vito Osvaldo) ci ha lasciati tutti senza parole. Attore, autore, regista, è stato una figura poliedrica nel panorama culturale gioiese.



Solo un saluto, per accompagnarti in questo nuovo, inaspettato viaggio che il destino ti ha improvvisamente presentato, costringendoti a lasciare di colpo gli ormeggi della vita, a mettere da parte tutti i tuoi grandi progetti.
Da sempre uno dei pilastri del teatro gioiese, a volte incompreso dal grande pubblico, ma coerente nella tua ricerca di strade alternative, nel tuo impegno per valorizzare la cultura a Gioia del Colle (e non solo).
Solo da poco c'eravamo conosciuti personalmente; ci eravamo incontrati nel salotto letterario allo Spazio UnoTre e avevamo scambiato poche parole, come capita quando entri in un ambiente nuovo e cerchi di fare nuove amicizie. Ti conoscevo solo di fama, ma non c'erano mai state fino ad allora occasioni di incontro (e purtroppo non ce ne saranno più).
L'annuncio della tua morte improvvisa è stato come una doccia fredda.
Ci mancherai, soprattutto ai tuoi cari, a quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti bene, di collaborare con te. Mancherai a questo paese, spesso poco attento alla cultura,  forse per mancanza di volontà o di punti di riferimento.
Mentre cercavo online una tua foto, ho trovato questa posa vagamente "garibaldina", forse tratta dal tuo progetto "Garibaldi reloaded", e mi è sembrato esprimesse bene il tuo modo d'essere, sempre con lo sguardo fisso in avanti, proiettato verso il futuro.

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Per conoscere meglio Vito Osvaldo Angelillo 
  • un profilo biografico scritto da Dalila Bellacicco su Gioianet
    http://www.gioianet.it/attualita/7687-vito-osvaldo-angelillo-un-grande-incompreso-videofoto.html
  • il suo canale Youtube che raccoglie alcuni filmati delle sue performance teatrali e cinematografiche
    http://www.youtube.com/user/vitosvaldo

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