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martedì 8 marzo 2016

Libera me, lungometraggio di Sarah Iles, Max Aiello e Piero De Luca


Qualche mese fa mi hanno segnalato su FB la pagina dedicata al lungometraggio Libera me, scritto da Sarah Iles, di cui seguivo il vecchio blog Sulle parole.
Navigando nella pagina e cercando informazioni in rete sul progetto, ho potuto vedere alcuni trailer di questo film, dedicato alla violenza domestica, che mi hanno incuriosito e affascinato.
Ho pensato di proporlo oggi,  in occasione della Festa della Donna, per riflettere su un problema purtroppo ancora attuale.

Il mio augurio per tutte le donne, per tutti noi, che la violenza fisica e psicologica possa un giorno diventare solo un brutto ricordo del passato.

locandina di Libera me


Premetto che non è semplice descrivere un film senza averlo ancora visto per intero; al momento posso basare le mie considerazioni solo sulle informazioni e gli spezzoni trovati in rete.
Libera me è un film che tratta con coraggio il tema della violenza sulle donne, soffermandosi soprattutto sul lato psicologico, spesso messo in secondo piano rispetto alle vessazioni fisiche, ma che forse scava solchi ancora più profondi nell'animo della vittima. Un vero viaggio all'interno della psiche umana che unisce drammaticità e colpi di scena a momenti di riflessione.

Fabiola Rigano
Sono stato subito catturato dallo sguardo magnetico e dal viso delicato ed espressivo della protagonista Sabrina, interpretata dall'esordiente Fabiola Rigano, attrice molto brava a esternare le emozioni contrastanti di questa giovane donna, prima immensamente felice di andare finalmente a convivere col suo fidanzato Alessandro e poi spaventata dal suo improvviso cambiamento di carattere e di atteggiamenti, dai suoi repentini sbalzi d'umore.


L'uomo, interpretato da un convincente Alessandro Fricano Gagliardo, si mostra prima premuroso e
innamorato, ma presto diventa  geloso, possessivo, paranoico, violento, sia verbalmente che fisicamente, tenendola continuamente nell'ansia, nella paura e trasformando la sua vita in un incubo, da cui tenta ripetutamente di fuggire. Uno stato continuo di soggezione psicologica che la porta al limite della follia, facendole quasi perdere il contatto con la realtà.

Sara Iles
L'autrice Sarah Iles definisce la storia "un viaggio nell'anima di Sabrina".
Un progetto nato quasi per caso, durante una chiacchierata davanti ad un caffè con il regista Max Aiello, che lo ha diretto  insieme a Piero De Luca, avvalendosi delle coinvolgenti musiche di Marcello Salamone.
Un gruppo di lavoro affiatato, impegnato nella selezione degli attori/attrici per un nuovo  progetto cinematografico che dovrebbe prendere forma nei  prossimi mesi.


Alessandro Fricano Gagliardo
Nonostante il budget minimo, i registi sono riusciti a riunire un cast di giovani attori di talento e a coinvolgerli in quello che inizialmente doveva essere solo un breve spot contro la violenza domestica.
"Abbiamo tentato di esplorare la psiche umana, cercare di entrare negli ingranaggi della mente umana provando a individuare i meccanismi che si innescano quando qualcosa va storto" hanno detto i protagonisti di questo lungometraggio non facile da interpretare, da vivere.
Completano il cast Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Il lungometraggio è stato girato a Bagheria, città d'origine dei due registi, negli scenari naturali del lungomare e del faro di Mongervino e a Santa Flavia in provincia di Palermo ed è stato proiettato in prima assoluta il 29 aprile e il 13 Maggio presso il Cine Excelsior di Bagheria.
Queste finora le uniche occasioni per vedere il film, non disponibile per il grande pubblico perché in gara in concorsi che richiedono opere non ancora proiettate nelle sale cinematografiche.
Dovremo avere ancora un po' di pazienza e tifare per questa pellicola che nel 2015 ha raccolto vari riconoscimenti e partecipazioni a importanti festival cinematografici a livello internazionale.
L'augurio è che possa presto essere visto e apprezzato anche dal pubblico italiano.

il cast di Libera me

Riconoscimenti internazionali - 2015
  
Los Angeles Cine Fest 2015: Official Selection - Best Feature Film
Libera me ha vinto nel 2015  con il  il massimo dei voti e il miglior parere valutativo, la categoria Lungometraggi al “Los Angeles cine Fest“, festival del Cinema Indipendente Internazionale, unico italiano dei 24 lungometraggi selezionati nella fase preliminare tra gli oltre 850 pervenuti.
Vittoria prestigiosa che ha permesso alla pellicola di accedere, come premio riservato ai vincitori di questa manifestazione, in concorso al Sunset Film Festival  svoltosi a maggio 2015 a Los Angeles, che vede annualmente riunire esponenti della Academy, con una visibilità a livello mondiale.


Color International Film Festival of India 2015: Narrative Feature
Libera me è stato selezionato al CIFFI (Color International Film Festival of India), festival alla sua seconda edizione che si svolge a  Ahmedabad e quest'anno ha ricevuto oltre 600 film provenienti da ogni parte del mondo.
"Il film, oltre a rappresentare un'attualissima problematica indiana, spicca per la toccante naturalezza interpretativa e per l'interessante simbiosi regia/soggetto che ne fanno un prodotto indipendente di buon livello" - si legge in una note degli organizzatori dell'evento. Per l'intero cast é naturalmente motivo di soddisfazione ma nello stesso tempo di riflessione su quanto il delicato tema della violenza domestica sia tristemente un fenomeno mondiale.

BIFF Boston Independent Film Festival 2015: Selezione ufficiale
Libera me è stato selezionato alla terza edizione del BIFF (Boston Indipendent Internationa Film Festival). Dopo una selezione accurata e pignola dei 198 lungometraggi presentati, Libera me è stato incluso, unico film italiano, nei 7 titoli ammessi alla fase finale.



Libera me inoltre a settembre 2015 è entrato in finale al Miami International Film FEST e al Bar Independent Film FEST di Montenegro, selezionato, in una rosa di oltre 300 film provenienti da ogni parte del mondo, in una prima fase e successivamente inserito nel palinsesto dei film giunti alla fase finale delle manifestazioni.
Il film è stato proiettato in entrambi i festival nel mese di ottobre 2015 e parteciperà a un evento speciale che si terrà a Miami a fine aprile 2016.
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Libera me in breve  

i registi Piero De Luca e Max Aiello
Libera me
scritto da Sarah Iles
diretto da Piero De Luca e Max Aiello.
Interpretato da Fabiola Rigano, Alessandro Fricano Gagliardo, Angela Misuraca, Stefano Picone, Maurizio Gagliardo e Martina Scardina.
Musiche Marcello Salamone.

Maggiori informazioni nella scheda su Filmitalia.




Trailer
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Ringrazio l'autrice Sarah Iles per i chiarimenti, il regista Piero De Luca per i trailer presi dalla sua pagina YouTube e i giornali online La voce di Bagheria, Bagheria News, Quotidiano di Sicilia e CefaluNews, il Comune di Bagheria e altri siti da cui ho tratto le informazioni sul film. 





 
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Aggiornamento 10/07/2019
Ho finalmente visto il film "Libera me", disponibile online su Youtube, e la visione ha confermato il giudizio positivo che avevo dato vedendo i soli trailer.

Il lungometraggio "Libera me" è disponibile in versione con sottotitoli in inglese all'indirizzo
https://www.youtube.com/watch?v=ZsOBSMXauWg&t
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giovedì 30 ottobre 2014

poesia Reciterò per te

Ultimo estratto dalla raccolta Lungo gli argini.

Ho tardato qualche giorno perchè indeciso nella scelta; in ballottaggio fino all'ultimo ci sono stati una mezza dozzina di titoli cui sono particolarmente affezionato o che considero più significativi, tra cui quelli dedicati a don Tonino Bello e a Madre Teresa di Calcutta.
Alla fine ho preferito Reciterò per te, un inno alla speranza: la storia di una persona qualunque, un attore improvvisato che si mette in gioco per ridare il sorriso a chi sta soffrendo.

Dedicata, come scrivo nel libro, a tutti “i matti” che cercano di donare
momenti di allegria a chi soffre, in particolare ai clown di corsia, ringraziandoli per la gioia che portano negli ospedali e ovunque ci sia bisogno di un sorriso e di un po’ di speranza. 

Ma anche a tutti i sognatori che  non si sono ancora arresi (attori, registi, sceneggiatori, scrittori, poeti, musicisti, artisti, etc. ) e soprattutto a chi ogni giorno sperimenta la sofferenza fisica o morale e aspetta da noi un abbraccio o una parola di speranza per tornare a sorridere.


Reciterò per te

19/11/1994

Reciterò per te
che piangi di nascosto,
credendo che ormai
per te non ci sia posto.
Reciterò per te
e i tuoi lunghi silenzi,
i tuoi sguardi tristi,
che sembrano lamenti.
Reciterò per te
che butti tutto all’aria
e dici che niente
ormai ti dà più gioia.
Reciterò per te,
fingendomi un attore
perché il tuo volto grigio
torni a ridere ancora.
Guarderò i tuoi occhi tristi,
gli occhi di chi ha perso
e senza alcuno sforzo
troverò un allegro verso.
Così, senza copione,
ti sembrerò un po’ matto,
ma poi mi ascolterai,
rasserenando tutto.
E vedrai che le lacrime
che già sono cadute
non saranno che il ricordo
di un incubo svanito.
Reciterò per te
senza cercar l’applauso,
sperando di vedere
di nuovo il tuo sorriso.



mercoledì 7 maggio 2014

L'incubo dello scrittore: il refuso

Qual è l'incubo dello scrittore, la paura che più gli impedisce di svolgere serenamente il proprio lavoro? Cercando di dare una risposta a questa domanda mi sono reso conto che in realtà le risposte possono essere molteplici, ogni scrittore ha le sue piccole o grandi fobie. ;-)
Ne elencherò alcune, in ordine casuale; poi magari ciascuno potrà fare la propria classifica personale o magari segnalarmene altre.


Il primo incubo di ogni scrittore (o in generale di chi si occupa di comunicazione scritta) è certamente il refuso, termine di derivazione tipografica che indica un errore di stampa, una  o più lettere aggiunte o dimenticate oppure inserite nel modo sbagliato. Un errore che capita a tutti, anche agli autori più affermati, dovuto alla fretta di scrivere o a una rilettura poco accurata (o a tanti altri fattori imprevedibili) e ormai entrato nel linguaggio comune per indicare ogni generico errore di scrittura.

Attenti ai correttori ortografici
Con l'arrivo dei primi sistemi di videoscrittura dotati di correttore ortografico, questo problema sembrava destinato pian piano a estinguersi.
Nella realtà, invece, i refusi non accennano a scomparire; paradossalmente anche a causa della troppa fiducia che a volte riponiamo in questi strumenti, certamente utili, ma non sempre capaci di segnalare tutti gli errori.
Il correttore si limita in genere a segnalare le parole non presenti nel proprio dizionario, considerandole a torto errate oppure promuovendo parole esistenti, ma usate in maniera impropria.
Per non parlare di quando, inebriati dalla possibilità di sostituire in un colpo solo le occorrenze errate di una certa parola, ricorriamo alla funzione di sostituzione automatica in maniera imprudente, generando danni spesso irreparabili.
L'uso del correttore automatico andrebbe limitato all'individuazione dei soli errori di battitura (i refusi in senso stretto) causati dall'omissione o aggiunta di alcune lettere o dalla loro inversione di posizione all'interno di una parola.

Gli errori tipici
Spesso tendiamo a ripetere gli stessi errori di battitura, soprattutto quando scriviamo velocemente le dita vagano in maniera automatica sulla tastiera lasciando una scia di refusi, di errori che compaiono con maggiore frequenza magari per un'errata posizione delle mani sulla tastiera. Differenti da persona a persona, a volte diversi a seconda del testo che stiamo scrivendo: un romanzo, un articolo o altro.
Il modo migliore per individuarli è scrivere velocemente un brano, senza guardare la tastiera e fare correzioni, meglio se sotto dettatura o ricopiando un testo scritto. Seguire la scia delle parole senza pensare troppo agli eventuali errori.
Poi rileggere il testo con attenzione, segnandosi quelli che compaiono più volte. Se il termine errato compare spesso e la parola è presente frequentemente all'interno del testo da digitare, può essere utile ricorrere alla funzione di correzione automatica, che sostituisce il termine corretto durante la digitazione. Bastano solo pochi minuti per programmare la nostra lista di errori tipici, tutto tempo guadagnato nella successiva fase di revisione.
Un modo anche per conoscere meglio i nostri limiti e non sentirci onnipotenti, difetto spesso frequente negli scrittori esordienti che spesso tendono a trascurare il controllo manuale del testo o a delegarlo alla macchina.
Per ora meglio affidarsi ancora a un lettore "umano", possibilmente diverso dall'autore, portato per natura a individuare gli errori altrui, ma non i propri.
Un meccanismo inconscio che ci porta a non vedere realmente la frase scritta sul monitor o su carta quanto piuttosto una nostra elaborazione mentale, quello che noi vorremmo scrivere piuttosto che quel che compare realmente sul monitor o sul foglio.

Tutti linguisti!
Un po' più complesso il discorso relativo agli errori grammaticali e sintattici, non sempre dovuti  a una scarsa conoscenza della nostra complessa lingua.
Forse anche a voi sarà capitato di scrivere frettolosamente "qual è" con l'apostrofo o "po'" con l'accento, pur conoscendo le regole grammaticali sottese a queste eccezioni, purtroppo abbastanza frequenti nella nostra lingua.
Oppure sentirsi correggere qualche "d eufonica" dal pedante di turno, convinto paladino della lingua italiana, desideroso di debellare l'ignoranza altrui con l'entusiasmo e il rigore dei neofiti.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le pagine dedicate ai rudimenti della lingua italiana il che da un lato evidenzia la necessità di supplire a dubbi o addirittura carenze oggettive, dall'altro mostra una preoccupante tendenza a schematizzare tutto in una lista di regolette (non sempre corrette) diffuse a volte con il copiaincolla, senza comprenderne le ragioni.
Nonostante i linguisti continuino a ripetere che non esistono regole certe e che ogni lingua si evolve e trasforma negli anni, troviamo purtroppo anche chi cerca di imporre la propria visione, trasformando in dogmi quei pochi concetti appresi frettolosamente da qualche schema riepilogativo trovato in rete.
Tabelle utili, se servono solo a tenere a mente gli errori più frequenti, ma deleterie se usate per discriminare chi ha una formazione culturale diversa, considerando errore tutto ciò che non rientra nei propri schemi e ignorante chiunque utilizzi termini considerati ormai fuori moda.

La spinosa questione delle "d"  eufoniche
Un esempio emblematico di questa tendenza alla semplificazione è la questione delle cosiddette "d eufoniche", un problema forse marginale, contro cui si è sviluppata negli ultimi anni una vera campagna discriminatoria sulla Rete, con dibattiti dai toni spesso molto accesi.
Basterebbe leggere qualche testo più datato, per ritrovare negli scritti dei maggiori autori molti esempi della presenza di questi elementi che hanno sempre fatto parte a pieno titolo della lingua italiana. Almeno fino a che qualche zelante editor o innovativa casa editrice ha preferito abolirle per ragioni ignote trasformando quello che un tempo era ritenuto segno di ricercatezza stilistica in un imperdonabile errore.
Alcuni sostengono che siano ormai inutili e risultino indigeste ai lettori moderni, ma di fatto finora ho sentito solo giustificazioni piuttosto labili.
Perfino la soluzione "salomonica" adottata dall'autorevole Accademia della Crusca, che limita l'uso della "d" ai soli casi di incontro di vocali uguali, mi sembra solo un compromesso poco soddisfacente; infatti appena enunciata la regola generale, subito si contraddice con una serie di eccezioni non eliminabili perché ormai entrate nell'uso comune e difficilmente sostituibili.
A quel punto tanto valeva lasciare libertà d'uso, accontentando sia "i nostalgici" sia le nuove generazioni che non ne vedono più l'utilità pratica.
In attesa che il tempo ne decretieventualmente l'estinzione definitiva.
Personalmente le usavo (e a volte le uso ancora) e qualche volta ho anche dovuto subire delle critiche immotivate. Dopo aver cercato vanamente di spiegare che non sono un errore mi sono dovuto anch'io rassegnare all'uso comune, rinunciando a combattere contro i mulini a vento e a impelagarmi in dibattiti linguistici probabilmente di scarsa importanza.
Con il disagio comunque di dover accettare una soluzione "imposta" senza motivo, sperando che un giorno non ci costringano anche a ritenere normale scrivere "xché" o mettere le "k" dappertutto.
Non so se sia un'evoluzione per la nostra lingua, di certo è una piccola sconfitta per la nostra libertà di espressione.

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